C’era una volta il “coccodrillo”. Per “coccodrillo” si intende quell’articolo che descrive la biografia di un personaggio, articolo tenuto precauzionalmente nel cassetto in caso di improvviso decesso. Dagli archivi viene quindi sfoderato nel momento in cui la biografia deve essere pubblicata la con massima sollecitudine.
Oggi il coccodrillo non c’è più. Perchè usare risorse a pagamento, quando si può ottenere la stessa cosa a gratis?
Ed è così che il Corriere della Sera ha pensato bene, in occasione del decesso di Michael Jackson, di copiare ampi stralci da Wikipedia. Quella Wikipedia piena di errori, quella Wikipedia da cui i ragazzi copiano truffaldinamente le recensioni per i compiti scolastici, quella Wikipedia da smontare poiché fonte inaffidabile e indegna.
L’articolo riprenderebbe pari pari la nozionistica presente su Wikipedia. Il costo sarebbe semplicemente quello di un link, un occhiolino strizzato alla netiquette ed una citazione doverosa. Ma anche questo misero prezzo non è stato pagato.
Nel Bar di Wikipedia se ne sta parlando da giorni ed il caso è stato catalogato tra quelli «in cui risultano uguali interi blocchi di parole».
A distanza di giorni il Corriere non sembra aver corretto alcunché sul pezzo. Nemmeno una “lacrima di coccodrillo”, insomma.

Commenti
[1] di Gabbianone94 - 01 Luglio 2009 - 09:35
Vi dirò di più: in quest’altro caso http://corrieredelveneto.corri.....9646.shtml alcuni Wikipediani si erano lamentati tra i commenti all’articolo. La redazione ha risposto nei commenti stessi «che male c’è a copiare da Wikipedia?». Avevo inserito un commento dove dicevo che pubblicare un testo rilasciato sotto GFDL o CC-BY-SA è un reato se non si cita la fonte e non lo si rilascia con una licenza compatibile, ma a distanza di 6 giorni ancora non me l’hanno pubblicato…
[2] di Paolo Dodet - 02 Luglio 2009 - 21:21
Vedi Giacomo,
Non sono daccordo con l’ideologia soggiacente al concetto di diritti d’autore come sono reclamati dall’induztria discografica ed editoriale, né sono daccordo con la liberalizzazione di tutti i contenuti digitali esistenti sul web, ovvero, il diritto dell’autore a vedere perlomeno il proprio nome citato è legittimo, senza parlare di eventuali introiti derivati dal vendere il prodotto del succitato autore.
Quest’assunto è complicato, visto che la normativa è antica e non prevede un mondo dove ctrl+c e ctrl+v la fanno da padroni.
Ma, casi come questi mi fanno capire che, nonostante tutto i signori del diritto autorale ed i freaks del peer2peer perlomeno sono onesti nelle loro rispettive posizioni ideologiche.
Ben differente è il caso di questi due organi di stampa citati da te e da Gabbianone94.
Qui si parla di mala fede, perlomeno, vero?
Con le vecchie generazioni non c’è piú niente da fare, quindi educhiamo le nuove a capire che “in free software, free is used as in free speech, not free bear”
Know what I mean?
Bye bye
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