Archivio di Marzo 2009

  • Quando Google Earth è complice nei furti

    Con la crisi che c’è in giro, non c’è mica da fidarsi a svaligiare una banca, finisce che resti col sacco vuoto e una volante che ti insegue per mezza Inghilterra. Deve aver pensato qualcosa del genere Tom Berge quando decise di intraprendere la carriera di ladro di tegole sfruttando le informazioni aeree di Google Earth.

    La strategia del muratore era semplice quanto geniale: armato di computer, Berge controllava sul servizio di informazioni geografiche di Mountain View lo stato dei tetti di alcune case, studiando il modo migliore per sottrarre il materiale edile senza destare troppa attenzione. Dopodiché il giovane passava alla fase operativa, scalava il tetto e raccoglieva il materiale (quasi sempre coperture in metallo) per rivenderlo infine ai raccoglitori di ferraglia.

    «Si metteva al computer in casa e perlustrava tutta l’area meridionale di Londra alla ricerca dei giusti obiettivi con pochi clic del mouse» ha dichiarato un conoscente di Berge al quotidiano britannico Telegraph, per poi aggiungere un ulteriore dettaglio sul giovane muratore: «Era in grado di riconoscere i tetti con rivestimenti metallici su Google Earth poiché risultano molto più scuri del normale». Continua »

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  • Sbirri, anonimato e raccomandazioni

    Affinché non siano parole che passano inosservate, teniamo a pubblicare con un post dedicato le parole di Gabriella Carlucci la quale, cogliendo l’occasione della “caccia allo sbirro”, torna a ribadire la propria proposta contro l’anonimato in Rete:

    È arrivato il momento di combattere ed eliminare l’anonimato su Internet. Ancora una volta anonimi delinquenti usano Internet per diffamare, dileggiare, schedare, offendere, denunciare. Questa volta ad essere colpite sono state addirittura le forze dell’ordine, schedate e offese da un blogger anonimo. L’ennesimo inaccettabile caso di uso improprio della rete che dimostra quanto urgente e necessaria sia una normativa che impedisca ai farabutti di usare la rete per finalità eversive, coprendosi dietro il paravento dell’anonimato. Spesso le forze dell’ordine svolgono attività investigativa, infiltrandosi nelle organizzazioni sovversive ed illegali. Smascherarli e segnalarli pubblicamente costituisce un grave danno ed un grave pericolo. Occorre un’attività preventiva che impedisca il ripetersi di episodi simili. Spero che la legge anti-anonimato che ho presentato in Parlamento venga presto approvata. Internet non può continuare ad essere il luogo nel quale regna l’impunità e l’illegalità

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  • sponsor

  • Internet prega per noi

    Alcuni mesi fa, vi avevamo parlato di uSocial.net, una piccola e intraprendente società che aveva deciso di mettere in vendita a prezzi modici alcune centinaia di voti per scalare la vetta di Digg, il famoso portale di social bookmarking statunitense. La vicenda aveva confermato il famoso adagio secondo cui tutto a questo mondo abbia - in definitiva - un prezzo, e il recente debutto online di Information Age Prayer sembra fornire un’ulteriore conferma.

    Il funzionamento del portale è molto semplice e può essere riassunto in appena tre parole: preghiere a pagamento. Utilizzando un sintetizzatore vocale, il servizio garantisce la quotidiana formulazione di una serie di preghiere per l’utente che ne fa richiesta, che così può vivere tranquillo «sapendo che le sue preghiere saranno sempre recitate anche se sarà in ritardo o se ne dimenticherà».

    Information Age Prayer assicura la riproduzione fedele delle orazioni richieste a un volume e a una velocità uguali a quelle di una tipica persona intenta a recitare le sue preghiere. Il sistema è inoltre altamente personalizzato: «Ogni orazione è pronunciata individualmente, con il nome del sottoscrittore ben visibile sullo schermo». Continua »

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  • Si ricomincia. Anzi, arrivederci

    18 Marzo, si ricomincia:

    Mentre stavo per proporre, sebbene a malincuore, la chiusura di questo blog, ecco che una chat avuta a inizio settimana con alcune persone interessate al brand Samsung e ai suoi prodotti mi ha convinto a tornare sui miei passi. Nelle persone c’è un desiderio sempre crescente di comunicare con le aziende e chi le rappresenta, una voglia di confronto e condivisione di idee e proposte che non ha assolutamente senso lasciar cadere nel vuoto. E allora, dopo un lungo letargo, rieccoci.

    26 Marzo, arrivederci:

    Chiudere un sito e soprattutto un blog, è sempre una decisione difficile.
    Internet però ci dà una grande opportunità: la conversazione può continuare in un altro luogo, distante solo un click. Basta digitare in Google un cognome, premere Cerca ed ecco che ci sei già.
    Quella di Samsung News è stata un’esperienza molto bella. Grazie a tutti per averla condivisa con noi

    C’era il tempo dei blog aziendali a tutti i costi. Venne poi l’era delle isole aziendali su Second Life a tutti i costi. Stiamo ora vivendo l’era del Facebook aziendale a tutti i costi, in attesa del Twitter aziendale a tutti i costi.

    Le aziende stanno cercando di parlare con gli utenti, a tutti i costi. Ma sembra non ci riescano più granché.

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  • Spam governativo

    Le e-mail che molti cittadini stanno ricevendo con un invito ad esprimere la loro opinione sul governo attraverso il sito www.governo.it sono completamente false.

    Non è stato mai pubblicato un sondaggio on-line sul sito del Governo.

    Insomma, attenzione.

    È stata inoltrata formale denuncia alla Polizia postale per l’uso fraudolento del logo Presidenza del Consiglio dei Ministri e del sito www.governo.it.

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  • I servizi della PA saranno giudicati tramite emoticon

    Le faccine di Brunetta

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  • Anche il Governo cinguetta

    Per chi volesse sentire i cinguettii del Governo, da qualche ora è attivo l’apposito account su Twitter che aggiorna sulle novità dalla sala dei bottoni. Alcuni esempi direttamente dagli ultimi “twit”:

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  • Io amo Internet

    Io amo internet

    Iniziative simili servono? Boh, difficile a dirsi. Sono metacomunicazione, un mezzo che parla di se stesso su se stesso. Non partoriscono forse risultati, ma creano autocoscienza. Danno identità ad una community.

    Sì, a qualcosa servono. Quando non strumentali, quando coltivate nel tempo, quando animate da una passione profonda che va oltre gli slogan iniziali, servono.

    Per cui non c’è da vergognarsi nel dirlo oggi: io amo internet. E tutto ciò che può darci. Ma siccome Internet siamo noi, occorre rimboccarsi le maniche e fare in modo che nessuno osi mettere le mani sulla rete per fare gli affari propri.
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