Archivio di Settembre 2009

  • Obama, nell’ICANN come in Afghanistan?

    L’ICANN è una delle sigle più importanti della rete e, per estensione, del mondo intero.

    L’ICANN gestisce le regole dei domini e per molti versi il modo in cui la rete è destinata a crescere e svilupparsi. Fino ad oggi l’ICANN è stato sotto l’egemonia statunitense, poiché nata negli USA per gli USA. Nel tempo, però, è divenuto un bene internazionale che, per il bene di tutti, dovrebbe ora diventare un bene controllato da tutti.

    L’Europa non ha fatto mistero in passato di voler dire la propria sull’ICANN e nell’ICANN. Ora, a pochi giorni dalla scadenza dell’ultimo Memorandum od Understanding che sottomette l’ente agli Stati Uniti, l’UE fa pressione: un piccolo comunicato, per ricordare le proprie posizioni e per sottolineare il fatto che nessuno si sia dimenticato di quel che sta per accadere. In Russia, pur con mille contraddizioni, l’appello è il medesimo e concomitante.

    Un nuovo importante passo che Obama potrebbe fare, in linea con le sue recenti rivoluzionarie iniziative in politica estera, è quello della liberalizzazione dell’ICANN dal controllo statunitense. “Non possiamo far da soli, serve l’impegno di tutti“: vale per l’Afghanistan, ma potrebbe valere anche per la Rete.

    Basterebbero tre parole: yes, we can.

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  • Microsoft Security Essential, via ai download

    Microsoft Security Essential è cosa ufficiale. Se ne parlava in giornata su Webnews, dopo che Microsoft aveva preannunciato la disponibilità entro la giornata.

    Promessa mantenuta: l’antivirus gratuito made in Microsoft è stato distribuito ed è possibile ora scaricarlo per una prima prova immediata.

    I primi feedback sembrano positivi: leggero, utile, veloce. Milioni di altri giudizi stanno per arrivare. Si ricorda che per poterlo installare è necessario avere una copia genuina di Windows XP, Windows Vista o Windows 7.

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  • Giornalisti, non persone

    Il Washington Post ha chiesto ai propri giornalisti di astenersi dal portare sulla pubblica piazza (leggasi: social network, blog, commenti) le proprie opinioni personali. Una lettera del tutto esplicita invita i dipendenti del giornale dall’esimersi nel trasmettere qualsivoglia informazione possa far trasparire una inclinazione politica, una sfumatura ideologica o cos’altro.

    Ok, il confronto con l’Italia non regge: qui se non traspare un’idea probabilmente non verrà trovata collocazione nella giusta redazione. Qui l’idea deve essere invece forte e chiara, possibilmente pretestosa, comunque urlata, pena l’esclusione da un mondo dell’informazione sempre più inquinato e deviato. Ma la riflessione vuol basarsi su un’altra questione: i panni sporchi vanno lavati in casa e la macchietta del giornalismo italiota andrà pertanto esclusa da questo discorso che viaggia su principi ben più raffinati.
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  • Skype al lavoro, grazie a Cisco

    la versione beta di Skype for SIP ha ricevuto la certificazione di interoperabilità con la soluzione Cisco Unified Communications 500 Series for Small Business. Grazie all’interoperabilità tra Skype for SIP e Cisco Unified Communications 500 Series le piccole e medie imprese possono trarre vantaggio dalla convenienza delle tariffe di Skype quando i loro dipendenti chiamano le linee fisse e mobili di tutto il mondo. La soluzione consente anche, tramite un tasto click-to-call sul sito Web dell’azienda, di ricevere le chiamate da qualsiasi utente registrato Skype: queste chiamate vengono ricevute dalla soluzione Cisco e gestite o instradate come nel caso di qualsiasi altra chiamata in entrata

    Le chiamate, inoltre, potranno anche avvenire internamente all’azienda stessa.

    Così facendo si porta uno strumento di enorme successo nel mondo consumer verso la più complessa realtà aziendale: una interessante opportunità per le azienda, un fondamentale passo avanti per Skype. Inizia di qui, peraltro, il percorso al di fuori di eBay. Se è vero che c’è un valore ancora da liberare nel brand, Skype sembra voler cercare nelle PMI il primo campo d’applicazione per la propria più matura e completa espressione.

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  • 11 anni fa, ieri

    Nel bene e nel male.
    Come rivoluzione o come monopolio.
    In quanto azienda o in quanto simbolo.
    Perchè lo si adora, o perchè lo si teme.
    Come essenza, o come placebo.
    In quanto guida, o in quanto ostacolo.
    Perché traino, o perché parassita.

    Comunque lo si guardi, comunque lo si interpreti, comunque lo si intenda: buon 11esimo compleanno, Google

    Googlle

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  • I nostri “no” a De Benedetti

    Leggere le parole di De Benedetti (e si consiglia a tutti di leggerle) non può che scatenare una selva di emozioni. Emozioni dettate da una logica. Perchè c’è tutta una storia che viene rivoltata, c’è una compartecipazione necessaria per un teorema che rischia di rivoltare i valori in campo. Le parole di De Benedetti hanno il merito di portare sulla pubblica piazza, senza vergogna, una realtà inoppugnabile: il mondo dell’editoria è in grave crisi. Nonostante sia sui giornali che si svolge gran parte del dibattito politico, nonostante siano i giornali l’ombelico dell’informazione televisiva di questi giorni, nonostante siano i giornali uno dei comparti storicamente più aiutati dallo Stato per una sopravvivenza che oggi ormai è in dubbio.

    E se non è a rischio l’impresa editoriale, è a rischio la relativa libertà, perchè la dipendenza nel sostentamento, più o meno direttamente, diventa giocoforza un giogo sotto il quale soccombere.

    Il discorso di De Benedetti, però, viaggia su di un piano massimalista, ignora elementi fondamentali e sembra voler rivoltare la realtà in modo strumentale alle necessità di un comparto sull’orlo del baratro. A caldo, pertanto, abbiamo tentato di mettere per iscritto quel flusso di emozioni, razionalizzando così ciò che nella lettera dell’editore suona strano. Ognuno si senta libero di aggiungere le proprie osservazioni, così come ha già fatto con equilibrio, tra gli altri, Quintarelli.
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  • Effetto Sidewiki

    Questa riflessione nasce dalla lettura di un titolo: “Con Google Sidewiki tutto il Web diventa discutibile“. Il buon Ghidotti esprimeva ovviamente il senso tecnico e concreto della questione, sottolineando il fatto che, in effetti, con Sidewiki si potrà commentare tutto, ma proprio tutto, sul web. Ogni singola pagina, ogni singolo articolo, al di là di quella che può essere la volontà dell’autore o dell’editore. Tutto avrà un risvolto ulteriore, risvolto che Google si incarica di ospitare, coccolare e distribuire.

    Il titolo però ha anche un fondamentale senso lato. Perchè se tutto si può discutere, allora tutto diviene effettivamente discutibile. Tutto si fa relativo. Tutto si fa più “liquido”, tutto perde forza e consistenza.

    Sidewiki introduce un lato B di ogni singola pagina del Web. Toglie il potere completamente dalle mani di chi partorisce un contenuto, consegnandolo completamente nelle mani di chi ne fa uso. Ogni pagina verrà letta nella consapevolezza del fatto che esiste comunque anche una versione differente di tutto: ogni verità ha un suo contrario, nella dissoluzione più totale di quel che, almeno a livello di illusione, poteva essere considerato “assoluto”.

    Sidewiki aumenta di una marcia il relativismo della Rete e sposta ulteriormente gli equilibri di forza tra chi scrive e chi legge. Anzi, tra chi scrive e chi scrive.

    Update
    L’impossibilità di commentare gli interventi altrui (li si possono solo votare) non permette dialoghi veri e propri su Sidewiki. Ciò lo trasforma in una sorta di libro delle presenze, più che un contenitore di interazioni. Un catalizzatore di feedback, più che un accelerante alla discussione. Sotto questa luce il servizio diventa forse meno utile, ma anche meno “pericoloso”.

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  • Google Sidewiki: il giudizio è sospeso

    Sidewiki è la novità odierna di Google. Abbiamo affrontato le caratteristiche del servizio qui. Il servizio, però, suscita più di un dubbio. Perché Google crea una zona d’ombra nella quale ospitare i commenti degli utenti? Quanto è sana da parte di Google l’espropriazione dei commenti dalla rete per andarli a depositare in una struttura propria?

    L’apertura del calderone Sidewiki tramite le API è la funzione che garantisce la possibilità di utilizzare i commenti, rendendoli così un bene pubblico invece di una proprietà privata. Al tempo stesso, però, Google si intromette tra siti e visitatori inserendosi come un layer che, se in alcuni casi può risultare utile, in linea generale sembra rappresentare un orpello troppo invasivo per essere accettato a priori.

    Sidewiki andrà valutato sul campo, per capire come e se impatterà sul modo di interagire dell’utenza con il Web. Il giudizio rimane giocoforza in sospeso.

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