Archivio di Ottobre 2009

  • Similarità

    Si guardi questa immagine:

    Google similar images

    Si tratta del nuovo Google Similar Images, un progetto sperimentale che punta a SERP in grado di restituire all’utente tante immagini simili relative allo stesso soggetto. Oltre all’ottimo funzionamento già comprovabile, va notato il fatto il concetto di “similarità” non è una cosa troppo semplice da identificare. Google, in ciò, ha sicuramente fatto leva sull’analisi grafica delle immagini, un confronto tra le keyword della pagina ed un discernimento tra i nomi dei file. Ne esce un sistema affidabile in grado di identificare un soggetto, valutare l’immagine e quindi proporre un insieme di risultati frutto dell’analogia composta.

    Abbiamo provato con la Tour Eiffel, ma è possibile provare anche con Brad Pitt, un cielo annuvolato o con un iPhone.

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  • Rosso, fresco e pulito

    CNN.com, il portale della celebre emittente all news statunitense, si è da poco rifatto il trucco presentandosi agli utenti con un nuovo design teso a semplificare la consultazione dello sterminato sito web ricco di notizie, video e contenuti generati dagli utenti.

    La nuova impostazione grafica risulta meno anonima rispetto alla precedente e offre numerose caratteristiche social. Il brand dell’emittente è chiaramente ricordato dall’header rosso, che sovrasta la pagina e integra al proprio interno un menu per consultare le varie sezioni del portale dalle notizie dal mondo allo sport passando per i video e le informazioni di natura economica.

    nuovo cnn.com

    I testi degli articoli appaiono ora maggiormente contrastati grazie all’adozione di un corpo carattere più grande e font più definiti. Tale condizione facilita la lettura dei pezzi, mentre l’assenza di un numero eccessivo di elementi di contorno nella pagina elimina possibili distrazioni durante la consultazione degli articoli. Continua »

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  • sponsor

  • Viviane Reding, messaggi all’AGCOM

    Dice oggi Reuters:

    Domani partirà da Bruxelles una lettera, dai toni critici, indirizzata all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in cui si sollevano perplessità e si suggeriscono soluzioni rispetto agli impegni assunti da Telecom Italia, e approvati dall’Agcom, per garantire parità di accesso ai concorrenti.

    Diceva ieri Viviane Reding su Webnews:

    Si deve notare che non è la Commissione Europea, ma i legislatori nazionali per le telecomunicazioni, a dover imporre i requisiti per la separazione. Sotto le attuali regole europee per le telecomunicazioni, il legislatore nazionale può imporre la separazione funzionale - obbligando gli operatori delle telecomunicazioni a separare la loro rete e le loro attività di servizio in qualità di provider - per risolvere i colli di bottiglia persistenti nei mercati in cui i normali rimedi legislativi non hanno affrontato i fallimenti di mercato identificati dal regolatore. La Commissione Europea deve essere informata di queste decisioni prima che siano adottate dal legislatore nazionale per assicurare che la decisione dei legislatori non porti ad una distorsione della competizione nei singoli mercati europei. La Commissione deve anche essere informata su ogni proposta da parte degli incumbent per gli impegni di separazione (che possono modificare o completare altri rimedi legislativi) prima che questi piani vengano accettati. È importante il fatto che, nell’applicare queste separazioni, si incoraggino gli investimenti, ad esempio nella Next Generation Networks, sia da parte dell’incumbent che da parte dei nuovi entranti. Gli operatori alternativi devono avere la sicurezza di avere le stesse possibilità di accesso alla rete dell’incumbent quando la separazione è proposta dall’operatore dominante piuttosto che dal legislatore. La Commissione Europea, in funzione di guardiano, vigila sul fatto che qualunque finanziamento pubblico sia coinvolto nello sviluppo della rete di nuova generazione, debba essere in conformità con le regole europee per la concorrenza in materia di aiuti di Stato

    Mentre la Reding scriveva queste considerazioni a Webnews.it, un suo collaboratore stava mettendo il francobollo alla lettera indirizzata all’AGCOM. Difficilmente, quindi, i contenuti saranno troppo differenti.

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  • Il diritto di ricordare un amico

    La vita oltre la morte potrà essere anche su Facebook. La natura non ci permetterà di aggiornare il nostro status (per definizione, peraltro cosa inutile), ma il social network terrà memoria del fatto che siamo esistiti ed abbiamo lasciato nostre tracce.

    Affrontare il tema della “morte” nel suo rapporto con il Web è delicato e spiazzante. Perchè qui la vita è un simulacro, come tutto il resto: reale e virtuale hanno una commistione profonda e solo la morte sembra poter scindere definitivamente le parti. Facebook, lo specchio online delle dimensioni sociali, fino ad oggi non aveva mai affrontato l’argomento. Ci ha provato soltanto ora.

    In un post di Max Kelly il gruppo ha spiegato che, in caso di morte, sarà possibile “congelare” l’account dell’utente. La possibilità è lasciata ai familiari, i quali dimostrando la dipartita con un articolo o un necrologio potranno chiedere che il profilo diventi un omaggio alla memoria.

    In automatico cambieranno le impostazioni relative alla privacy: ogni elemento sensibile scompare, l’account perde voce e lascia spazio a quella degli amici (i quali invece potranno avere accesso alla bacheca per lasciare un proprio messaggio). L’account non sarà più accessibile da alcuno e l’utente, in automatico, vede preservato il diritto di non aver violata da alcuno la propria identità (quella rimane indelebile, come testimonianza di uno spazio occupato, anche dopo la dipartita).

    Facebook ci ha meritevolmente provato. Il mix di soluzioni ipotizzabili può essere calibrato in vari modi e la soluzione è ovviamente opinabile, ma ha il merito di affrontare un passaggio che, in ogni caso, è l’unico vero punto fermo di una relazione sociale: ad un certo punto, improvvisamente ed imprevedibilmente, finisce. Memoria e ricordi, però, tengono vivo il contatto almeno finché una delle due parti vive. Facebook non ha fatto altro che garantire questo diritto: il diritto di ricordare un amico.

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  • Intervista a Viviane Reding

    Perchè bisogna dirlo: quando rivolgi delle domande impegnative ad un Commissario Europeo, non ti aspetti che ti risponda. Quantomeno non ti aspetti che lo faccia in fretta. E nemmeno ti aspetti che lo faccia con un approfondimento tanto consistente e completo, con riferimenti circostanziati.

    L’intervista a Viviane Reding che pubblichiamo oggi è invece il frutto di una collaborazione particolarmente gradita, da parte di uno dei principali attori dell’operato della Commissione Europea odierna.

    Con la Reding abbiamo affrontato le seguenti tematiche:

    Abbiamo tentato di dare un taglio preciso all’intervista: come siamo messi, qui, in Italia? Come siamo visti a livello europeo? Non voleva certo essere un discorso provinciale, anzi: invece di guardarci dall’interno, si voleva per una volta cercare un punto di vista esterno, equilibrato, incontestabile e terzo. Viviane Reding è il miglior “arbitro” che possiamo avere in certe tematiche. Nel suo ruolo non può ovviamente sbilanciarsi in giudizi taglienti e schierati, ma dal modo in cui le varie opinioni sono state espresse ne scaturisce una cartina di tornasole perfetta per misurare il nostro grado di maturazione in ambito “digitale”.

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  • The show must go on

    Falcon, storia del Balloon BoyLa storia di Falcon, il bambino per cui tutta l’America è stata in apprensione la scorsa settimana poiché indicato in volo su di un pallone liberatosi nell’aria senza controllo, si è rivelata un falso. La famiglia ha creato ad arte l’intera storia, insegnando ai bambini come mentire ai media e producendo una vicenda tanto surreale quanto fasulla. Dirette tv, elicotteri che seguivano il pallone, forze dell’ordine dispiegate, un inseguimento di 80 Km in attesa che il pallone atterrasse e nella speranza che il bambino fosse salvo.

    Tutto falso, tutta una messa in scena. Un reality show user generated.

    Questa storia obbliga a pensare. E se ne ricava per forza una morale, una conclusione, un insegnamento. Però non so esattamente quale. Perchè la logica si perde nello sconcerto di una vicenda che ha totalmente confuso “reality” e “show”, come sempre più spesso succede in tv, su YouTube e nella vita di tutti i giorni.

    La fotografia aggiornata della società mediata è in quel pallone che vola, è nel volto dei bambini che mentono, è nella confessione di una madre che con premeditazione ha creato un mondo falso attorno ai propri figli nella speranza che quello vero sarebbe stato migliore.

    Da tutto ciò una morale la si può certamente ricavare, ma ognuno la deve coltivare in sé. Possibilmente in silenzio. Perchè the show must go on.

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  • Venerdì problematico

    Vimeo è fermo.
    Flickr zoppica.
    Blogger è stato ripristinato dopo un’ora e mezza di outage.

    Flickr è fermo

    Venerdì problematico, e non è nemmeno il 17.

    Altri problemi?

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  • Chiuso il gruppo anti-Berlusconi?

    Repubblica segnala in mattinata la chiusura del gruppo “Uccidiamo Berlusconi”. Impossibile confermare, visto che il gruppo risulta invece regolarmente raggiungibile da link diretto e conta sempre più membri all’attivo (non risulta, invece, dal motore di ricerca interno ove invece compaiono i vari “Uccidiamo il Partito Democratico”, “Uccidiamo Studio Aperto”, “Contro chi uccide su Facebook”, “Uccidiamo Alfano che non vuol fare uccidere Berlusconi”, “Uccidiamo chi odia Berlusconi”, “Perchè Uccidiamo Berlusconi viene oscurato e Via gli zingari no?”, “Uccidiamo tutti i membri di Uccidiamo Berlusconi”, e via dicendo).

    Repubblica segnala come fonte CNRmedia, secondo cui

    On-line ci sono ancora gruppi simili (dei cloni, come si dice in gergo) ma il gruppo originario è stato cancellato dall’azienda di Palo Alto che ha così obbedito alle richieste del Governo. Solo Facebook, infatti, poteva intervenire direttamente in così poche ore. Intanto nascono sul social network altri gruppi simili.

    Concetto strano, di per sé: chi poteva intervenire sul gruppo, se non Facebook? La Polizia Postale potrebbe al massimo intervenire sull’intero sito, non certo su di una pagina specifica. Ed in ogni caso, lo abbiamo spiegato e vogliamo ribadirlo, la soluzione era semplice semplice:

    Segnala un gruppo su Facebook

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