Scenario uno. Siete al telefono con un vostro conoscente, una persona simpatica, piacevole e in cui riponete fiducia. Il vostro interlocuttore, en passant, tra una chiacchiera e l’altra, vi informa di avere provato il telefonino X, e vi dice che è un ottimo oggetto, pieno di funzionalità interessanti. Poi qualche altra chiacchiera, e riattaccate. Voi siete certamente persuasi che il telefonino X sia un prodotto interessante: ve l’ha detto informalmente una persona in cui avete fiducia, mica la pubblicità. Dall’altro capo del filo, intanto, il vostro conoscente stappa una bottiglia di champagne che l’azienda produttrice del telefonino X gli ha regalato in cambio della sua prestazione con voi al telefono.
Scenario due. Incontrate per strada un vostro conoscente, con cui trovate piacevole intrattenervi. Vi mettete a chiacchierare del più e del meno, quando lui all’improvviso tira fuori una sveglia di marca X, ve ne fa notare accuratamente la marca e il modello, e vi dice di averla ricevuta gratis a patto che la mostrasse ai suoi amici. Vi chiede poi di fare una foto di voi due insieme alla sveglia, che deve usarla per dimostrare d’aver svolto il servizio.
Signore e signori, benvenuti nell’era del buzz (o word-of-mouth) marketing.
Buzz marketing che significa, appunto, comprare le libere opinioni e i liberi spazi comunicativi degli individui (più influenti essi sono, meglio è, ovviamente), per poi temporizzarli, coordinarli e pianificarli al fine di mettere in atto delle campagne pubblicitarie apparentemente virali a favore di una data marca o prodotto. E il foro boario principale in cui si svolge questa mercatura è, ovviamente, la blogosfera.
Un passo indietro. Pubblicitari e aziende sanno, da sempre, che il grande limite della pubblicità è il suo connotarsi, appunto, come pubblicità: cioè il suo essere un messaggio chiaramente marcato come “sono una roba ideata e progettata per venderti qualcosa”.
E il grande sogno, quello che li fa salivare e li spinge a strusciarsi contro i mobili facendo le fusa, è sempre stato quello: fare pubblicità che non sembri pubblicità, ma comunicazione apparentemente disinteressata. Di qui la deriva onnipresente, oscura e in background verso la pubblicità occulta (occulta, poi, si fa per dire: chiunque legga con occhio un po’ smaliziato i media mainstream, sa quanto essi siano letteralmente infarciti di marchette). E di qui, la spinta contraria e normativa secondo cui la “pubblicità occulta” è una cosa disdicevole: a sanzionare e governare, codici di autoregolamentazione e authority varie. Il che, per la pubblicità che anela a travestirsi da altro, rende la partita mainstream (TV, giornali etc) estremamente macchinosa, rischiosa e tutto sommato piuttosto limitata nella sua efficacia.
Ma ecco che, come un sogno ad occhi aperti, arrivano la rete e i blog. Centinaia di migliaia di spazi comunicativi informali, in cui individui comunicano liberamente e multimedialmente fra di loro a proposito di qualsivoglia argomento. Un territorio vergine, un nuovo Klondike, per di più strutturalmente incoercibile da authority e autoregolamentazioni: tutto è lasciato all’iniziativa e all’etica personale. Un potenziale paradiso del marketing nascosto. Trasformare gli individui liberi in testimonial, possibilmente senza che ciò si veda! Roba da orgasmo.
Vorrebbe funzionare così.
Ci sono agenzie che affiliano, cioè nei fatti comprano, i blogger.
Questi blogger svolgeranno, a loro discrezione e remunerati, un servizio per queste agenzie: parlare ai propri lettori di un marchio o prodotto “a comando”, ovvero quando l’agenzia glielo chiederà. Ovviamente, quanto più il blogger è influente (rispettato, credibile e con molti lettori), e quanto più sarà bravo a propagare un messaggio positivo sul marchio o prodotto, tanto più l’agenzia ricorrerà a lui e lo premierà per i suoi servizi. E viceversa. Per cui al blogger di nome il premiuccio di valore. Alla massa degli “sfigati” (in senso tecnico-numerico, sia chiaro) contentini altrettanto sfigati.
L’agenzia, attraverso questo meccanismo, crea delle campagne di opinione fintamente virali (almeno all’inizio: tutto è frutto di una pianificazione; chiaro che poi i lettori amplificheranno e replicheranno i messaggi dei propri beniamini, creando della vera viralità), e vende queste campagne ai propri clienti (aziende, agenzie pubblicitarie etc).
I risvolti economici per le agenzie di buzz marketing sono, allo stato attuale, del tutto oscuri: non si conoscono i volumi d’affari, né i listini, né si capisce su che base vengano misurate (e quindi vendute) le campagne messe in atto.
I risvolti economici per i blogger li si evincono dai disclaimer dei siti delle dette agenzie: è il classico massacro da “long tail”. Long tail, coda lunga, è l’uovo di colombo del webmarketing del terzo millennio: s’è appurato che “pochi e notissimi” valgono complessivamente meno di “tantissimi e poco noti”. A una condizione però: che le masse di poco noti devon costare, per singolo elemento, quasi nulla, che altrimenti la genialità economica della coda lunga se ne finirebbe dritta dritta nel cesso.
E così i blogger li si comprano con cantuccini di pane: prodotti “in esclusiva”, “esclusivi” inviti ad eventi vip, accesso a contenuti “esclusivi”. E’ lo squallore da wannabe VIP che ha fatto la fortuna dei privé nelle discoteche più becere.
C’è un ristorante dove pubblicitari, agenzie e aziende s’abboffano allegramente. Sotto al tavolo, stanno un po’ di blogger-cagnolini, festosi e affamati, cui si getta qualche osso da rosicchiare. Fuori, nelle strade, centinaia di migliaia di altri cagnolini vagabondano liberi e senza meta: la speranza dei commensali è che s’ammassino col naso schiacciato sulla vetrina, e vedendo i loro simili spolpare voracemente quelle ossa, vadano a comprarsene una - o, in alternativa, scelgano anch’essi di stare sotto al tavolo. La miglior coda lunga, per il buzz marketing, è quella scodinzolante di chi s’accontenta di un avanzo.
Vorrebbe funzionare così. Ma funziona?
Chissà. Per ora siamo ancora all’inizio. Le due principali piattaforme di buzz attive sul mercato italiano, BuzzParadise e Zzub (già bzzers), paiono in perenne fase di lancio e proselitismo, accolte più da scodinzolii che da latrati d’allarme. I più visibili teorici e commentatori critici interni alla blogosfera ne parlano poco, e in quel poco (che viene per lo più da Gaspar Torriero) paion prender la cosa sotto gamba: non funzionerà, è una cosa ingenua e goffa che non capisce i meccanismi di internet etc. etc.
Alcuni di essi, addirittura, si son fatti alfieri dell’operazione. Tra i casi che val la pena citare, quello di Giuseppe Granieri, teorico per Laterza della blogosfera, e di Luca Conti, il blogger di successo per antonomasia, che se ne partirono qualche tempo fa alla volta di Parigi arruolati da BuzzParadise. Ne nacque una brevissima discussione con Vittorio Zambardino che verteva sull’opportunità o meno di siffatte iniziative: brevissima, perché alle impeccabili e sagge argomentazioni di Zambardino, i nostri due hanno cessato quasi subito di ribattere. Da allora, per quel che ho potuto verificare scrivendo questo post, Granieri parrebbe averci dato un taglio.
Conti, invece, s’è di recente autoannunciato referente italiano di BuzzParadise. Per la precisione, buzz consultant: per tornare alla figurazione di prima, da sotto il tavolo è passato sopra. Nella qual cosa non c’è nulla di esistenzialmente censurabile: ognuno fa quel che gli pare della propria vita. Ed è certo comprensibile il desiderio di cercare di mangiar a sedere e in un piatto, anche se magari ciò significa chiedere di rosicchiare gli ossi ai tuoi lettori.
In sede di analisi, però, io non ignoro che Conti è uno di quegli ahimé strettissimi colli di bottiglia attraverso cui la blogosfera in questa fase si racconta all’esterno; che è l’amico di tutti, onnipresente a tutte le merendecamp; che insegna web2.0 nelle università; che scrive di blog e internet sui giornali; che passa metà dei suoi post a raccontare la sua vita da vincente nella blograce (perennemente in viaggio, pieno di impegni: e giù descrizioni di cocktail, ristoranti, colazioni e camere d’albergo ); che dichiara al tg3 nazionale che i blogger possono arrivare a guadagnare un milione di euro l’anno; che fa parte dei comitati scientifici di premi per blogger organizzati dalle università (premi che poi fatalmente, su decisione degli stessi comitati, si pubblicizzano con campagne buzz e virali - spontanee, per carità, del tutto disinteressate, e lo dico senza ironia - a favore di un certo gadget tecnologico): ecco, che un personaggio così visibile e innervato nella blogosfera dichiari che d’ora in poi una delle sue attività sarà aiutare un’agenzia di buzz marketing a trovare clienti e, si presume, ad assoldare i blogger per fare campagne pubblicitarie artificialmente virali, io lo vivo con un pizzico di sincera preoccupazione.
Non sono il solo, credo: ma ho come l’impressione che i vincoli di vicinanza e consuetudine che legano più o meno tutti i principali commentatori del web, vecchie querce compagne di mille barcamp e altrettanti linkaggi, fungano da freno al formarsi di una circostanziata e energica presa di posizione. Non contro Luca Conti o altri, ovviamente, ma contro questo avanzante, ludico e lievemente decerebrato commercio delle dinamiche sociali e della libera espressione che si sta facendo strada sulla rete.
E contro questa ancor più avanzante confusione di ruoli, contenitori, legami, interessi, influenze e registri che mi appare davvero deleteria e degradante per la qualità del comunicare sul e dal web.
Allora, in conclusione, c’è da chiedersi se noi che nuotiamo, a vario titolo e stile, nelle acque comunicative della rete rischiamo di vederle prosciugate dal buzz marchettaro. Per come la vedo io, certo che no. Però credo che valga la pena attrezzarsi con maschera e boccaglio, che in quelle acque ci stanno per versar dentro un bel po’ di secchi di letame.

Commenti
[1] di Gaspar - 23 Ottobre 2007 - 12:44
Luca, ottimo punto della situazione il tuo. Vorrei sottolineare che non prendo il fenomeno sottogamba, anzi! Sono molto preoccupato.
Ma contemporaneamente, ho molta fiducia nella capacità di discernimento del blogger.
Anche nella vita reale esistono tentativi di monetizzare i rapporti sociali: qualche nome che mi viene in mente al volo è Stanhome, Avon, multilevel marketing, Dianetics, le gite con la vendita di pentole, etc. etc.
Si tratta di fenomeni di nicchia, io credo, proprio per la naturale resistenza delle persone normali a farsi fregare una seconda volta.
Certo, sarebbe stato bello se la blogosfera fosse rimasta totalmente incontaminata.
[2] di luca - 23 Ottobre 2007 - 13:23
Parlando con in testa il cappello di blogger, farei delle precisazioni.
Personalmente sono stato coinvolto in diversi “blogger relation programs” e mi sono state richieste alcune ReviewMe (tramite relativo servizio). In entrambi i casi, ti posso dire che il “buzz” che si crea non è necessariamente positivo. Se ti vai a cercare i miei post sui telefonini Nokia serie N, vedrai che piu’ volte ho dato pareri molto negativi su diversi aspetti, ma Nokia i telefonini me li ha offerti lo stesso. Idem dicasi per ReviewMe: quando ho fatto delle review, ho riportato i fatti, non dando un parere ne positivo ne negativo. Questo genere di attività non sono rivolte a comprare i blogger, ma lo spazio sui loro blog, che è una cosa diversa. E se una review che mi viene chiesta è relativa ad un prodotto che non mi piace, non la accetto nemmeno.
Ciao
[3] di Giacomo Dotta - 23 Ottobre 2007 - 13:34
A mio parere i limiti che indica Luca sono quelli equi dell’autoregolamentazione. Non penso però che chi cerca di proporsi come mediatore di “buzz” (buzzparadise per fare l’esempio) possa prescindere dalla bontà del “buzz” stesso. Insomma, un blogger che parla male del 50% dei prodotti, per influente che sia non è un buono scudiero per la causa aziendale. Alla lunga potrebbero essere premiati gli entusiasti, i quali potrebbero così vendere la propria affidabilità.
L’affidabilità di Luca Filigheddu sta nell’obiettività con cui ha portato avanti la propria analisi. Ma se questa diventasse un mestiere, e se i giudizi negativi diventassero un ostacolo alle proprie commesse?
Penso che il corto circuito del sistema sia in questo processo indiretto. Ritengo Luca (quell’altro, Pandemia :) ) una persona assolutamente intelligente che farà bene il proprio lavoro e saprà dribblare il corto circuito al momento giusto.
Insomma, condivido il post al 100%. E la vendita del buzz non mi piace. Ma critico il sistema, non i suoi attori. Non a priori, quantomeno: li aspetto al varco :)
[4] di Luca Carlucci - 23 Ottobre 2007 - 13:37
Gaspar, vi sono alcune peculiarità del tentativo buzzmrkt che però mi sembrano particolarmente perniciose. In primis il fatto che qui non si chiede alla gente di vendere qualcosa ma di “parlare di” qualcosa (che può essere, poi, qualunque cosa: dianetics e testimoni di geova li identifichi all’istante dal loro argomento, qui nemmen questo). Il che rende gli assoldati virtualmente indistinguibili dalle migliaia di altre persone che “parlano di” in maniera spontanea e disinteressata. Sai, il tutto mi suona una roba tipo invasione degli ultracorpi :)
Il secondo punto è che la sponsorizzazione di testimonial eminenti s’accompagna all’assenza di un dibattito serio, che serva a chiarire bene la situazione, a circoscrivere il fenomeno e a fare in modo che esso diventi il più manifesto e cristallino possibile.
Per dire, in mercati più maturi il problema delle implicazioni etiche del buzzmrkt è molto sentito, in primis dai buzz marketers stessi, che sanno che questa questione può annientare il loro business. Al punto che sul sito del WOMMA, una sorta di associazione di categoria dei buzz, è in draft e in discussione pubblica un decalogo etico nel contatto coi blogger:
http://www.womma.org/blogger/r.....ead/
Personalmente, per dire, gradirei molto che: 1) i blogger affiliati fossero listati con link sui siti delle agenzie; 2) le agenzie chiedessero agli affiliati, come conditio sine qua non, di esporre sul loro blog un banner di riconoscimento (sono affiliato all’agenzia X). Poiché tutto è onesto e trasparente, non ci vedrei nulla di male, e a me servirebbe per sapere subito cosa non leggere :)
[5] di Luca Carlucci - 23 Ottobre 2007 - 14:15
Luca Filigheddu, il mio punto è questo: la compravendita di buzz è una nuova forma di pubblicità. Cioè è pubblicità orchestrata in forma di buzz. Che poi gli acquirenti di spazi e prestazioni siano più o meno liberali, lascino più o meno la mano libera al blogger, è una questione che viene dopo. Prima , per me, viene che questo buzz comprato e venduto deve essere inequivocabilmente marcato come pubblicità, e inequivocabilmente distinto dalla voce di chi parla in maniera spontanea e disinteressata: per correttezza, onestà e per non rendere il web più inaffidabile e torbido di quanto già non sia.
Ci sono allo stato attuale garanzie che ciò avvenga? No. Ci sono allo stato attuale ampi margini per la confusione e i giochini sporchi? Sì.
Qual è il miglior strumento per fare pressione, puntare le luci, e far sì che le cose cambino? Il buzz, quello vero. Da cui il post.
[6] di luca - 23 Ottobre 2007 - 15:20
Certamente deve essere marchiato in maniera equivocabile come pubblicità. E, con questa premessa, questo “buzz” è a mio parere molto piu’ sincero di altri buzz che sono magari guidati da interessi personali che derivano da % di azienda date in regalo o altri armeggiamenti sottobanco che tutti noi ignoriamo. Credo che per questi ultimi “buzz”, la situazione sia ben peggiore.
[7] di luca - 23 Ottobre 2007 - 15:36
inequivocabile, intendevo, ovviamente.. :-)
[8] di Massimo Russo - 23 Ottobre 2007 - 17:02
Buongiorno Luca.
Non ci conosciamo di persona. Condivido in gran parte quel che scrivi, poi però mi trovo chiamato in causa per il Nabaztag, di cui ho parlato qualche settimana fa nel mio blog, che tu non menzioni ma che linki. Siccome per vivere da 17 anni faccio il giornalista, e l’unico asset di cui dispongo è la mia faccia, ovvero la credibilità, ci tengo ad affermare pubblicamente che:
* non conosco i fabbricanti del Nabaztag, né i loro uffici stampa/marketing
* non ne posseggo uno
* nel caso lo volessi comprare (cosa probabile, perché l’oggetto mi piace), lo pagherei fino all’ultimo centesimo.
Approfitto inoltre di questa “public disclosure” per dichiarare che:
* come sa chiunque abbia avuto a che fare con me non ho mai accettato da aziende, enti o organizzazioni doni che non fossero esclusivamente simbolici (penne, agende, etc…)
* l’unico mio contatto con il buzz-marketing risale a due anni fa, quando una gentile pr francese mi contattò per chiedermi se fossi disposto a ricevere un telefonino e magari, dopo, a scriverne sul blog. Declinai l’invito (devo ancora aver la mail da qualche parte, nel caso interessasse a qualcuno), spiegando che chi fa il giornalista a mio parere non può accettare nulla di simile. Da allora non si è più fatto sentire nessuno.
Ti ringrazio per lo spazio che mi hai concesso e mi dispiace se sono suonato un po’ piccato ma sai, noi esponenti dei vecchi mainstream media siamo parecchio sensibili - anche se forse fuori moda - a questi temi.
[9] di Luca Carlucci - 23 Ottobre 2007 - 17:33
Salve Massimo,
mi sono permesso di linkare il tuo blog, insieme a quelli di altri, in quanto tutti contenevano quello stesso banner che pubblicizzava un evento culturale raffigurando un certo gadget di una certa marca che chiedeva di essere regalato.
Il banner è apparso simultaneamnete su alcuni dei blog più noti e frequentati (non so se il tuo rientra nella categoria), si è viralizzato, divenendo un meme di una certa rilevanza nella blogosfera italiana per alcuni giorni.
Ho trovato fin da subito piuttosto infelice e confusa questa scelta comunicativa da parte del Festival dei Blog dell’Università di Urbino, e ne ho scritto sanguignamente altrove, polemizzando abbastanza a lungo con Bartoletti e Giglietto, due degli organizzatori. I quali mi hanno detto che tutto è nato da libere scelte e senza secondi fini - come ho specificato nel post, senza ironia -, seppur contatti con la ditta produttrice ci son stati al fine di ottenere i gadget (premi del festival) a un prezzo scontato rispetto a quello standard di retail. Per me già questo sarebbe stato sufficiente a menzionare la ditta produttrice tra gli sposnor o i partner del festival, ma i miei interlocutori non sono stati d’accordo.
Il mio punto, che ho cercato di ribadire fino alla fine, era cmq sull’ambiguità dell’effetto, non delle intenzioni.
Poi, poco dopo questa polemica, l’annuncio che uno dei membri del comitato scientifico del Festival, comitato che aveva deciso la suddetta condotta comunicativa, era diventato referente italiano per una nota agenzia internazionale di buzz marketing. Che, dal mio polemico pdv, è stato come se piovesse sul bagnato.
Così ho deciso di menzionare la cosa nel post come esempio dell’ambiguità e degli equivoci cui si possono prestare certi messaggi nel momento in cui sono in circolazione a piede libero dinamiche come quella del buzz marketing.
[10] di Giacomo Dotta - 23 Ottobre 2007 - 17:49
Nel caso specifico alzo la mano. Anche il sottoscritto, su Edit, ha riportato la segnalazione dell’evento e del coniglio. E la segnalazione è giunta da Luca in qualità di membro del comitato scientifico del Festival.
Volevo in quel caso citare il festival perchè ritenevo meritevole lo sforzo portato avanti e ho così citato anche il coniglio dato in regalo. Un prodotto che si promuove facendo da “sponsor” non fa nulla di male a mio avviso: la dinamica è chiara, quantomeno. Ma penso e temo sia una eccezione: il buzz marketing non passa per sponsorizzazioni, ma per gratuiti passaparola.
Anche il sottoscritto, se serve sottolinearlo (ahimé), non ha alcun coniglio sulla scrivania. Ne ha il mio vicino nell’orto, ma non penso che il suo sia buzz marketing :)
O si? :|
[11] di Luca Carlucci - 23 Ottobre 2007 - 17:52
Giacomo, uno dei punti della mia polemica verso il festival dei blog è che l’azienda produttrice del coniglio non figura e non ha mai figurato fra gli sponsor né i partner del festival.
[12] di mafe - 23 Ottobre 2007 - 18:42
Non sei il solo.
Io sono preoccupata da un lato per i “compagni di merende”, che si accalcano per trasformarsi (più o meno gratis) in blogger-sandwich.
Dall’altro temo che, come il viral ieri, il buzz oggi dimostrerà clamorosamente i suoi limiti a brevissimo: fallimento che verrà letto da chi ha ancora ha i cordoni della borsa (direzioni marketing e centri media) come dimostrazione del fatto che Internet come medium pubblicitario ha il fiato corto, quindi, perché cambiare?
Giù nel cesso quindi qualunque speranza di modificare il modo in cui le aziende comunicano - trasformazione che dovrebbe coinvolgere tutti i mezzi - e via libera a forme sempre più massicce e istupidenti di pubblicità uno a molti che affosseranno definitivamente le poche testate che ancora cercano di fare informazione tra un ricatto pubblicitario e l’altro.
La trasparenza nella “segnalazione” aiuta, certo: ma i blog (e simili) dovrebbero fare da watch dog dei prodotti e forzare le aziende a migliorarli, non diventare ospiti di forme più o meno evolute di publiredazionali su richiesta.
[13] di Luca Carlucci - 23 Ottobre 2007 - 21:01
Mafe, ovviamente la “chiarezza nella segnalazione” era una puro auspicio al ribasso: della serie, se proprio dobbiamo passarci dal buzz mrkt, almeno quello.
Sono per altro convinto che, se si marcasse a chiare lettere come “pubblicità”, questo marketing si depotenzierebbe all’istante: quel che tira, è ovviamente il mimetizzarsi col buzz.
Per dire, in questa chiave mimetica, se fossi io a pianificare siffatte campagne, reputerei salutare bilanciarle con una certa percentuale, certo minoritaria e ben calcolata, di buzz negativo: avrei cmq il mio prodotto esposto (il famoso purché se ne parli), e l’insieme della campagna si potrebbe fregiare della libertà di giudizio dei blogger tipica del buzz puro.
Credo anch’io, cmq, che il respiro del tutto sia breve. E che i margini per far danni, però, ci siano tutti: sul fronte del marketing, quelli che dici tu. E sul fronte, più ampio, del web, l’amarezza di aver momentaneamente barattato uno dei poteri più formidabili di questo nuovo mondo per un piatto di lenticchie.
[14] di FG - 23 Ottobre 2007 - 22:51
Una cosa che hai dimenticato di linkare è questa. Tutto è iniziato da lì ;-)
Il resto sono tue supposizioni.
[15] di vanz - 23 Ottobre 2007 - 22:56
il respiro del tutto è breve, sicuro. è breve anche perché i profeti del virale trascurano un particolare, cioè che la pura visibilità premia i prodotti solo sulle grandi audience generaliste, mentre il web è fatto di tante piccole audience esigenti, con interessi, competenze e influenze di nicchia.
qui ciò che conta non è l’esposizione ma la credibilità personale di chi scrive e la credibilità di come scrive del prodotto. il mangiatore di lenticchie scrive una recensione di scarsa utilità a chi la legge perché a lui per primo il prodotto non interessa più di tanto. ma prima o poi capiranno anche questo e capiranno che la strada non è cercare di controllare gli influenti, ma usare i watch dog a monte, come benchmark per la progettazione dei prodotti.
o più probabilmente capiranno che il gioco non vale la candela, che è un peccato ma va poi bene lo stesso.
[16] di Luca Carlucci - 24 Ottobre 2007 - 00:15
Fabio, il mio punto rimane lo stesso dall’inizio: credo che una campagnetta virale volontaria - che questo, negli effetti, è stata, che l’aveste previsto o meno - in favore di un certo prodotto sia stata una scelta comunicativamente infelice per pubblicizzare il vostro festival. Quella mattina, quando mi son ritrovato il bannerino col coniglio per ogni dove, mi sono, da semplice navigatore, alquanto irritato: vedevo un messaggio pubblicitario dove non doveva esserci (per metterti nelle mie condizioni, ti faccio uscire dallo hype: “regala un orologio casio al tuo amico cuore!” suona più chiaro?).
Personalmente, se una mattina trovassi alcuni scrittori noti che si rimpallano all’unisono sui loro blog uno stesso banner, una lattina di birra Morena con scritto “bevimi mentre leggi un buon libro!”, e cliccandoci finissi sul sito del festival della letteratura di Mantova, penserei: “Ma questi son matti: ok lo sponsor, ma che immagine vogliono dare della manifestazione a cui partecipano?”. Dopodiché, alla spiegazione che è tutto volontariato, che la Moretti non è uno sponsor, che al festival non ha dato una lira, e che lo fanno perché la Morena piace agli organizzatori e piace alla gente, beh, avrei quelle stesse difficoltà a capire che ho ora.
E continuerei a pensare che il messaggio, nei suoi risultati, è a dir poco ambiguo e confuso.
(ehm, il blogger che mi linki, un annetto fa, esibiva sul suo blog le sveglie ricevute in regalo da buzzparadise: piove sempre più sul bagnato :) cioè, voglio dire, le cose stanno certo come dici tu: ma il quadro comunicativo non è purtroppo dei migliori).
[17] di nextmedia and society .org » Blog Archive » La vera storia del coniglio di plastica con le lucine colorate (1/2) - 24 Ottobre 2007 - 00:46
[…] Quella che provo leggendo per l’ennesima volta e sempre da parte della stessa persona insinuazioni sulla storia dei Nabaztag dati in premio ai vincitori del Festival dei Blog. In sede di analisi, però, io non ignoro che Conti è uno di quegli ahimé strettissimi colli di bottiglia attraverso cui la blogosfera in questa fase si racconta all’esterno; che è l’amico di tutti, onnipresente a tutte le merendecamp; che insegna web2.0 nelle università; che scrive di blog e internet sui giornali; che passa metà dei suoi post a raccontare la sua vita da vincente nella blograce (perennemente in viaggio, pieno di impegni: e giù descrizioni di cocktail, ristoranti, colazioni e camere d’albergo ); che dichiara al tg3 nazionale che i blogger possono arrivare a guadagnare un milione di euro l’anno; che fa parte dei comitati scientifici di premi per blogger organizzati dalle università (premi che poi fatalmente, su decisione degli stessi comitati, si pubblicizzano con campagne buzz e virali - spontanee, per carità, del tutto disinteressate - a favore di un certo gadget tecnologico): ecco, che un personaggio così visibile e innervato nella blogosfera dichiari che d’ora in poi una delle sue attività sarà aiutare un’agenzia di buzz marketing a trovare clienti e, si presume, ad assoldare i blogger per fare campagne pubblicitarie artificialmente virali, io lo vivo con un pizzico di sincera preoccupazione. […]
[18] di Luca Carlucci - 24 Ottobre 2007 - 01:43
(premi che poi fatalmente, su decisione degli stessi comitati, si pubblicizzano con campagne buzz e virali - spontanee, per carità, del tutto disinteressate, *e lo dico senza ironia* - a favore di un certo gadget tecnologico)
nota di editing: aggiunta la parte tra asterischi. Non volevo essere ironico in quel punto, ma è probabile che non si capisse. Ma faute.
[19] di aghost - 24 Ottobre 2007 - 09:48
se la cosa è trasparente, non ci trovo nulla di male.
Tuttavia mi pare che i numeri dei blogger siano troppo scarsi per influenzare seriamente le vendite in meglio o in peggio.
[20] di Davide Tarasconi - 24 Ottobre 2007 - 10:33
“Ovviamente, quanto più il blogger è influente (rispettato, credibile e con molti lettori), e quanto più sarà bravo a propagare un messaggio positivo sul marchio o prodotto, tanto più l’agenzia ricorrerà a lui e lo premierà per i suoi servizi.”
Occhio però che l’influenza é anche un’arma a doppio taglio: più che prendere sotto-gamba il fenomeno del buzz-marketing non si corre il rischio di prendere sotto-gamba l’intelligenza dei lettori dei blog?
Nella mia quasi totale ignoranza in fatto di comunicazioni pubblicitarie e affini mi viene da pensare che per quanto semplice e banale sia il meccanismo di diffusione (il passa-parola esiste da quanto l’essere umano ha imparato a parlare), si sottovaluti l’importanza di una programmazione a monte (abbinare, per così dire, il prodotto/servizio giusto al blogger “giusto” con i lettori “giusti” - ma non solo) e di una programmazione a valle (misurare il feedback e l’efficiacia della campagna) che sono “non banali”. La metafora monte-valle non rende neanche tanto, visto che stiamo parlano di reti sociali, spero di aver reso comunque l’idea.
[21] di Luca Carlucci - 24 Ottobre 2007 - 10:55
Davide, notazione interessante.
Per parte mia, nel post, ho dipinto (seguendo le mie idee) in modo iconoclasta uno scenario possibile (”così vorrebbe funzionare”), concentrandomi solo su due aspetti 1) agenzia di intermediazione buzzmarkettingara, e nebulosità connesse; 2) blogger in svendita (che affittare i propri spazi espressivi in cambio di telefonini e salami corrisponde in pieno alla mia idea di “svendere”).
Per parlare dei lettori, sarebbe interessante vedere una campagna in atto: ma non se ne vedono. Il che significa che o non riescono a farne (la qual cosa parrebbe dar ragione a chi minimizza) o che le fanno ma non sono percepibili come tali (la qual cosa sarebbe imho estremamnete preoccupante).
Gli unici sporadici casi, risalenti a un anno fa, quando le agenzie di bzzmarkt dovevano per lo più promuovere se stesse, son quelli di blogger che affermano di aver ricevuto dalla detta agenzia un telefonino o una sveglia (assegnate, a quel che ho potuto vedere, ai vari blog seguendo il classismo dei numeri), dandone lieta notizia sul proprio blog e corredando il tutto magari con la foto dell’oggetto.
Ora, è quella pubblicità? Nei fatti lo è. Ma nei rislutati? Non so: secondo me,e da lettore, è una roba spuria, confusa, una comunicazione dopata. Personalmente la trovo ambigua, non facilmente leggibile e non mi piace per niente.
[22] di Maurizio Goetz - 24 Ottobre 2007 - 11:05
C’è un errore di fondo. “Buzz marketing che significa, appunto, comprare le libere opinioni e i liberi spazi comunicativi degli individui (più influenti essi sono, meglio è, ovviamente), per poi temporizzarli, coordinarli e pianificarli al fine di mettere in atto delle campagne pubblicitarie apparentemente virali a favore di una data marca o prodotto”.
Questo sicuramente non funziona. E’ un approccio ingenuo e sicuramente perdente. E’ come dice qualcuno una comunicazione dopata.
Il marketing virale non fa questo come ho scritto qui
http://marketingusabile.blogsp.....html#links
Prima di continuare questa interessante discussione, chiariamo che su quanto scrivi tu, siamo assolutamente d’accordo, sulle altre pratiche, il confronto è del tutto aperto.
[23] di mafe - 24 Ottobre 2007 - 11:06
Ecco, secondo me quando la cosa rientra nei ranghi delle normali relazioni di rete un’azienda ha lo stesso diritto di una persona di “chiacchierare con me”. Per fare un esempio relativo a un mio cliente, se un editore individua dei blogger che sono anche lettori voraci di generi vicini alla loro offerta e decide di includere i blogger nell’invio di libri staffetta, beh, non c’è niente di strano (o di male).
Il problema nasce quando l’omaggio è subordinato a regole (tipo chiudi i commenti, linka questa pagina, usa la parola “elefante”), quando la recensione viene pagata (difficilissimo parlare male di chi ti paga), quando il libro (o la crema) viene inviata a pioggia ai primi 100 di BlogBabel, etc.
Per fare un esempio positivo ecco un post su come si sta muovendo Valda:
http://www.napolux.com/2007/10.....i-blogger/
Idem per il gruppo di assaggio San Lorenzo (a cui partecipo): mai chiesto niente di più del pattuito (inviare in privato una scheda per ogni prodotto).
Insomma, c’è modo e modo, purtroppo la maggioranza delle aziende si muove male, proprio perché può contare su chi prende conigli, salami, anticellulite, collant e seghetti.
[24] di Maurizio Goetz - 24 Ottobre 2007 - 11:22
Concordo con Mafe, le logiche dei paid media sono differenti da quelle sui social media. E’ evidente che i canali digitali relazionali si prestano per la “diffusione di un messaggio”, ma questo avviene con la collaborazione delle persone e in tutta trasparenza. Se si diffonde la voce che l’azienda ad esempio paga un blogger per parlare bene di un prodotto, questo non può non avere delle ripercussioni negative sulla reputazione di entrambi. Mi interessa a questo punto distinguere tra “viralità” e buzz marketing nel modo in cui lo hai descritto. Sono due cose differenti.
[25] di Davide Tarasconi - 24 Ottobre 2007 - 11:28
@ Luca Carlucci: ecco, io ho parlato di semplice comunicazione “pubblicitaria”, forse banalizzando, forse per ignoranza, forse vedendo le cose per quello che sono, senza bisogno di nascondersi dietro inglesismi e neologismi.
Sicuramente il voler rendere sistematico e scientifico un approccio che per natura vive di spontaneità e trasparenza (nascondo o non nascondo, dico o non dico, creo tensione oppure no?): il risultato è “dopato”, artificiale, senza ombra di dubbio.
[26] di Luca Carlucci - 24 Ottobre 2007 - 11:36
La distinzione , come dice Maurizio, è d’obbligo. E spero che il mio post non lasciasse adito ad equivoci.
Personalmente, ho molta ammirazione tecnica per i fenomeni di viral marketing che puntano tutto sulla forza di un prodotto e sulla comunicazione ad esso connesso (penso, per dire, alla campagna Hi, I’m a Mac, segnalatami decine di volte da amici o conoscenti, o ad esempi simili).
Altra cosa, ovviamente, è il buzz marketing, quantomeno quello nella sua italica declinazione, che chiede ai blogger di partecipare ad esclusive campagne (cioè chiede un affitto dei loro spazi comunicativi, e della loro opera di redattori di publiredazionali più o meno liberi o spuri) in cambio di prodotti e esclusivi, inviti adesclusivi eventi vip, e accesso a contenuti esclusivi.
[27] di Maurizio Goetz - 24 Ottobre 2007 - 12:09
Hai fatto bene a chiarire, questo post è stato importante. Grazie.
[28] di Luca Conti - 24 Ottobre 2007 - 14:29
Caro Luca,
la mia assenza dalla discussione è dovuta soltanto ad impegni offline. Sarà mia cura leggere con attenzione il tuo post e replicare con il maggiore dettaglio possibile.
A prestissimo
[29] di Luca Conti - 25 Ottobre 2007 - 09:04
Caro Luca,
grazie per avere chiamato me e BuzzParadise in causa, direttamente, con nomi e cognomi, comportamento non così diffuso. Vengo a replicare alle tue argomentazioni con le mie argomentazioni.
Non per convincere te o nessun altro, ma per chiarire alcune imprecisioni del tuo articolo e per offrire a te e ai lettori il punto di vista di BuzzParadise, in modo da farsi una opinione ascoltando le due campane. Mi scuso fin da ora per la lunghezza del commento.
Hai ragione il rapporto tra blogger e aziende è una relazione delicata che merita attenzione e approfondimento. BuzzParadise è particolarmente attenta a questo fenomeno e ha già molta esperienza in materia in paesi come Francia e Spagna.
Ciò che BuzzParadise cerca di fare è, in sintesi, dare di nuovo la parola alla gente, in forme della massima trasparenza e volontarietà. I blogger membri di BuzzParadise possono decidere di partecipare o non partecipare, possono scegliere di parlare o non parlare della campagna, possono scriverne bene o male. Il buzz marketing non ha l’obiettivo di cambiare la mente della gente, ma soltanto di amplificare i trend. Dal punto di vista delle aziende è interessante perché prima si rendono conto di ciò che il pubblico pensa di loro, prima saranno in grado di intervenire e migliorarsi, ascoltando i blogger.
BuzzParadise non agisce nell’ombra. Una cosa è obbligatoria per chi partecipa alle campagne: comunicare al lettore che sta partecipando alla campagna, con un disclosure. Tutto ciò è nell’interesse dell’azienda stessa come puoi leggere qui: http://www.bzzagent.co.uk/down.....oTell.pdf. BuzzParadise è membro dell’associazione VBMA che ha l’obiettivo di condividere metodi per il marketing basato sul passaparola svolto in termini etici.
Operativamente il rapporto tra BuzzParadise e i blogger funziona in questo modo: i blogger possono diventare membri se lo vogliono e nessuno li obbliga; quando parte una campagna viene inviata loro una email e possono valutare se prendere parte o non prendere parte alla stessa. Nel caso il blogger decida di prendere parte, non è assolutamente obbligatorio scriverne e, nel caso il blogger decida di farlo, non deve essere al 100% positivo ma è libero di esprimere la propria opinione con la massima libertà.
Nella pubblicità tradizionale nessuno ti chiede che ne pensi, non puoi replicare. BuzzParadise vuole dare l’opportunità ai propri membri di esprimere all’azienda ciò che pensano di essa veramente.
Dal nostro sito web puoi vedere il nostro modo di lavorare e puoi inoltre trovare anche il nostro codice etico che lo spiega bene.
Sul successo del buzz marketing: ti invito a visitare il sito http://www.culture-buzz.com/ dove puoi trovare numerosi casi… di successo.
Sono a tua disposizione per ogni ulteriore informazione.
[30] di Luca Carlucci - 25 Ottobre 2007 - 13:11
Ciao Luca,
ammetto che mi fa parecchio strano sentirti argomentare da uomo-azienda anziché da osservatore-divulgatore del web, ruolo in cui sono abituato a pensarti. Ciò detto.
Mi pare assolutamente evidente che aziende come quella che qui rappresenti non offrano assolutamente nulla ai blogger, in termini comunicativi, di ciò che non abbiano già: se non il possesso di cellulari, sveglie e salami in cambio di publiredazionali travestiti da post personali.
I vostri clienti, cercano, in primo luogo, pubblicità. Se il loro interesse fosse soltanto, come tu dici, sapere cosa pensano i blogger, basta che gugleggino un po’, senza farla troppo complicata. O possono, in alternativa, attivare dei programmi di product o communication review privati, come quelli menzionati da Mafe.
Poi, dire che l’obiettivo dell’azienda per cui lavori sia “dare di nuovo la parola alla gente”, in epoca di web diffuso, a fronte di milioni di blog spontanei e assolutamente liberi, fa francamente ridere un po’ i polli. Più che altro, ci fate la figura di quelli che voglion vender ghiaccioli agli eschimesi.
L’obiettivo di aziende come buzz paradise è, ovviamente e comprensibilmente, fare soldi. Il modo di far soldi di buzzparadise è vendere campagne pubblicitarie di natura piuttosto peculiare alle aziende. La natura di queste campagne consiste nel retribuire i blogger, sotto forma di merci e opportunità immancabilmente “esclusive”, in cambio di post.
Ovviamente, la tua argomentazione sulla presunta libertà del blogger di scriverne o meno, non regge alla prova del buon senso più basico: se io mi intasco 5 cellulari inviatimi da voi senza produrre un rigo di buzz, è assolutamente ovvio che non riceverò il sesto, visto che è buzzparadise a decidere che cosa “donare” e a chi.
Se poi vuoi raccontarmi che buzzparadise è la prima azienda della storia a premiare e incoraggiare i suoi collaboratori improduttivi, accomodati: adoro le storielle umoristiche. D’altronde lo dite, un po’ tra le righe, voi stessi: “Ti invitiamo a prendere parte alle nuove campagne in base (…) al tuo coinvolgimento nelle campagne precedenti”.
Analogo discorso sulla presunta libertà di scriverne male (con la piccola chiosa che, se fossi in te, bilancerei le campagne sempre con un pochino di buzz negativo o problematico: mi sembrerebbe un ottimo modo per vendere la credibilità della tua azienda). D’altronde, fa fede di nuovo quanto scrivete sul vostro sito: “Il tuo ruolo ? Aiutarci a generare del‘buzz’ su un prodotto o servizio, *se ti piace*, in cambio di campioni o dell’acesso ad informazioni esclusive”.
D’altronde è assolutamente evidente che il vostro core-business sia vendere alle aziende del buzz positivo, e che dunque cercherete di massimalizzare, giustamente, la produttività del comparto. A meno che tu non mi voglia raccontare che i vostri clienti sono i primi clienti della storia a pagare ed essere felici per essere pubblicizzati in modo negativo. E qui, forse, riderei un po’ meno: anche la mia spiccata predilezione per i paradossi ha un limite.
Infine, qualche nota a margine.
Fatta salva la mia radicale contrarietà al vostro tipo di business, che imho commercia in cose molto delicate e preziose nelle quali sarebbe meglio per tutti (in primis per i marketer stessi) non andare a trafficare, l’obbligo di disclosure che menzioni è già qualcosa. Sul sito italiano di buzzparadise però non ne trovo traccia: per mia curiosità, mi linki la pagina dove se ne parla?
Infine un consiglio: i testi attualmente presenti sul vostro sito sono afflitti da un discreto numero di refusi ed errori tipografici e sintattici. Vi conviene risistemarli in fretta che non è un gran biglietto di visita.
[31] di luca - 25 Ottobre 2007 - 14:02
In questo momento su questa pagina vedo un bel banner di IBM. Ciò significa che grazie a quel banner ci sono delle persone che guadagnano dei soldi. In tanti altri blog campeggiano altri banner, link pubblicitari di Google AdSense e via dicendo.
La presenza di pubblicità significa che il blogger sta guadagnando dei soldi che, per quanto talvolta pochi, stanno arrivando grazie alla propria attività/hobby di blogger.
Mi vorrai dire che quindi ogni volta che leggerò su questo blog qualche riferimento/articolo su IBM o quando leggerò su altri blog un articolo su un prodotto/azienda che, casualmente, è venuta fuori tra i link di Google, mi devo inorridire? Che devo puntare il dito sul blogger “venduto”?
Da blogger che è stato coinvolto in questo genere di programmi ti posso dire che se gestiti in maniera corretta, sono di gran lunga piu’ “puliti” di articoli scritti su alcuni blog che, senza alcun disclosure, fanno pubblicità ad un prodotto, per poi andare a scoprire che una percentuale di quell’azienda è del blogger stesso (e ti potrei fare molti nomi e cognomi). E spesso trovi tanti altri blogger “pecore” che riportano certe notizie esaltando questo o quel prodotto solo perchè un altro autorevole blogger (”venduto” davvero) ne ha scritto bene.
Non facciamo gli ipocriti, internet va avanti grazie alla pubblicità e molti blogger hanno dato una mano a migliorare i prodotti di molte aziende. Non per questo ciò significa che viene persa ogni credibilità quando scrivono un articolo.
Solo i miei due cents in veste di blogger e di uomo di azienda.
Ciao
Luca F.
[32] di Dario Salvelli - 25 Ottobre 2007 - 14:05
Finalmente un dibattito con molti spunti interessanti anche se alcune considerazioni sono fredde ed amarognole: credo che le aziende di PR e questi nuovi servizi sopravvalutino un pochino il ruolo dei blog e non tengano conto il target al quale sono rivolte le loro campagne. Mi spiego: le caramelle finiscono su un blog che parla di tecnologia o di viaggi (perchè è abbastanza noto). Ecco che spunta poi il post sui dolciumi che anche se dotato di disclousure potrà infastidire i lettori, chè troppo spesso son considerati degli imbecilli da servire con brodo riscaldato.
Trovo più interessante piuttosto la proposta di realizzare il prodotto in funzione dei suggerimenti del consumatore, certo magari non (o per lo meno non soltanto) con i soliti sondaggi proposti su alcuni di questi servizi.
Mi rendo conto che il fenomeno sia per certi versi preoccupante anche da due lati: uno è quello dell’illusione del regalo da parte di chi recencisce (che deve essere assolutamente libero dal giudizio). Dall’altro da chi decide di scegliere di dar conto ad un giudizio “costruito” su tali basi.
Il buzz odierno rimane comunque una soluzione alternativa seppure ne abbia immaginato tempo fa una con fini più nobili.
[33] di mafe - 25 Ottobre 2007 - 14:12
Luca F., io non inorridisco se vedo un banner; inizio a innervosirmi se devo fare un percorso a ostacoli tra AdWords per leggere un post, questo sì.
E se la “passione” per un prodotto comincia a diventare “pressione”, beh, te ne accorgi subito, dai, e non fa bene nè al prodotto nè al blogger.
Il vero problema poi lo sottolinea Dario: pochissime aziende sono disposte ad approfondire la conoscenza dei blogger per capire a chi mandare le caramelle e a chi i telefonini, altro che “ascoltare”.
[34] di luca - 25 Ottobre 2007 - 14:15
Dario,
quando Nokia mi ha scelto tra 50 blog al livello mondiale per il suo Nokia Blogger Program, ti assicuro che ha mirato bene. Non ha scelto ne il blog che parla di automobili ne quello che parla di viaggi. Ha scelto un blog di tecnologia, mantenuto da una persona del settore, che ama smanettare con i gadget e che abbia oltre l’80% dei suoi lettori in US. Il loro obiettivo è infatti quello di penetrare meglio il mercato statunitense dove sono ancora deboli. Non mi è mai stato chiesto di parlare bene ne male dei prodotti, neppure di fare un certo numero di post al mese, semplicemente sta a me decidere come, quando e quanto scrivere.
Altra cosa: faccio notare che i giornalisti vengono sommersi da gadget di ogni tipo. Conosco il capo redattore di una nota catena di riviste di informatica che ha la scrivania PIENA di ogni genere di gadget tecnologici…il tutto ottenuto gratuitamente, è chiaro. Di queste persone, cosa diciamo? Sono dei venduti?
[35] di mafe - 25 Ottobre 2007 - 14:20
Luca F., (scusami se mi intrometto) Nokia è secondo me una delle poche aziende che si sta muovendo correttamente, proprio selezionando “a mano” il panel da coinvolgere. E’ importante fare queste distinzioni.
Per quanto riguarda i giornalisti, sono venduti se scrivono bene solo di chi manda i gadget (e male di chi non li manda). Guarda che anche tra giornalisti si sa benissimo chi è avido e chi professionale, è solo la scala a essere molto diversa (anche perché difficilmente è il redattore a decidere di cosa scrivere e le pressioni vere arrivano dagli inserzionisti, non dagli uffici stampa).
[36] di Dario Salvelli - 25 Ottobre 2007 - 14:41
Luca, non stavo parlando di questo: quella dei giornalisti è una realtà abbastanza nota e per questo motivo non l’ho sottolineata nè citata anche per non cadere nella più classica “lotta dei poveri” riguardo gadget ed affini (tramezzini,cd,libri). Altrimenti si urla subito al venduto.
Un esempio veloce: io non sono entrato (e non conoscevo neanche) quel programma di Nokia che citi ma ho ricevuto forse come te l’N95 per testarlo contattato da un’agenzia PR dotata di blog (e questo dice già qualcosa).
Dopo qualche mese di prova l’ho restituito e devo ancora fornire i miei feedback e suggerimenti,me la sto prendendo con calma anche per altri motivi. Nè parlerò in parte bene ma in parte male senza alcun problema.
Vorrei invece portare l’attenzione su altri aspetti a mio avviso più interessanti descritti nei commenti così come sul tuo punto di vista riguardo la contestualizzazione: e se mentre commentassimo sopra spuntasse un ads di Nokia perchè ne abbiamo scritto nei commenti dovremmo considerarci anche noi carne d’azienda? Non credo.
[37] di Luca Carlucci - 25 Ottobre 2007 - 15:50
Luca Filigheddu, specifico che oggetto del mio post non era il problema generico “fare i soldi coi blog e liceità morale della cosa”.
Oggetto implicito del post era: l’arrivo di agenzie di intermediazione aziende-blogosfera a fini di buzz marketing, sponsorizzate da figure notorie e rispettate della medesima palla, come va valutato? E’ salutare, per la rete italiana, che esso passi implicitamente e in sordina come una cosa auspicabile, allegra, gioiosa, ludica, vincente? O non è piuttosto meglio, così com’è avvenuto in tutti i mercati più maturi, che se ne evidenzino i rischi e le implicazioni etiche, nonché le ricadute sulla qualità generale della comunicazione sul web? Cioè non è meglio che s’accendano i riflettori, nel senso che si rifletta a modino sulla cosa, e si prema, se è il caso, affinché le aziende che si avventurano in questo delicato business si comportino in modo corretto e sentano gli occhi puntati addosso? Della serie: chi di buzz ferisce…
Venendo al tuo caso specifico, visto che ti offri come esmpio, ti dico come la penso dandoti qualche impressione a mo’ di feedback utente.
Il tuo blog, puntuale, approfondito e specialistico, è pieno zeppo di post sulla Nokia. Faccio un po’ fatica a distinguere quelli che hai prodotto “su commissione”, cioè nell’ambito di un programma finanziato dalla Nokia, e quelli che invece hai prodotto tu di tua iniziativa. Io utente (non io utente generico eh, proprio io, Luca) apprezzerei moltissimo una distinzione netta e immediatamente leggibile (che ne so, una segnalazione nel titolo del post, per esempio).
Poi, mi irrita un po’ non trovare, né sul tuo blog né, cosa certo ben più grave, via Google, una bella pagina o sito ufficiale in cui mi si spieghi cos’è e come funziona esattamente, alla luce del sole e in tranquilla trasparenza, questo programma. Se ne parla in parecchi posti e articoli, con notizie a volte discordanti, e l’unica cosa ufficiale che ho trovato nella mia breve e sommaria ricerca è una email a cui chiedere informazioni.
Io utente Luca che voglio sapere se comprare o no quel telefonino, per altro, posso pensare che far parte del suddetto programma sia per te una cosa molto bella e gratificante, e che questo dunque influenzi (volente o nolente) un po’ il tuo modo generale di porti verso la nokia. Forse è un pensiero un po’ malvagio da parte mia, ma ammetterai non del tutto campato in aria. personamente, io Luca, preferirò certo cercarmi una bella review del Nokia da parte di un utente capace, bravo e specializzato come te, che però non fa parte di programmi finanziati dalla Nokia. Non prenderlo come un giudizio morale: è una pura e semplice preferenza operativa. Da lettore, preferisco leggere chi non prende soldi o altro dai propri topic.
Se poi mentre navigo sul tuo blog mi si apre non richiesto un immenso paginone pubblicitario che devo skippare per poter proseguire, allora m’arrabbio di brutto! :))
[38] di Giacomo Dotta - 25 Ottobre 2007 - 16:02
Secondo me è fuorviante pensare a “post commissionati” e “post non commissionati”. Non è questo il distinguo da fare perchè non è questo il fistinguo reale. Per quanto mi riguarda LF si è comportato correttamente dicendo chiaramente che partecipava a questo programma. Non penso sia giusto pretendere un documento esplicativo ad ogni occasione. E’ giusto, insomma, diffidare del sistema di buzz ma a mio avviso non va smontato quando è attuato secondo certe regole.
Se Nokia invia il materiale gratis, non sbaglia: cerca giustamente di fare comunicazione positiva. Se non impone un giudizio, non sbaglia: è corretto così. Se Luca ne parla, è perchè ha materiale a disposizione e non sbaglia. Se la cosa è stata dichiarata, nessuno sbaglia.
Penso che l’equilibrio della cosa stia nel fatto che nel momento in cui un blogger vende la propria reputazione, la perde. Dunque bisogna saperla vendere bene ed a piccole dosi. Se LF mi soffocasse di implorazioni su Nokia, me ne risentirei. Invece lo considero una persona valida perchè ho letto le sue recensioni e so come si è comportato. Questo “buzz” ti mette in gioco.
Sono d’accordo con Mafe: Nokia si è mossa bene. Sui mediatori, invece, mantengo riserve. Non ho ancora nulla contro cui scagliarmi, ma i dubbi maturano.
p.s. ho la sensazione che diciamo tutti la stessa cosa ma non siamo d’accordo sul posizionamento di quel filo rosso che distingue il corretto dal non-corretto.
p.p.s. devo firmarmi Luca Dotta visto che qui pare che ci sia un nome solo a spopolare? O dobbiamo chiamarci per cognome come si faceva a scuola? :)
[39] di luca - 25 Ottobre 2007 - 16:14
Luca,
quoto:
“Faccio un po’ fatica a distinguere quelli che hai prodotto “su commissione”, cioè nell’ambito di un programma finanziato dalla Nokia, e quelli che invece hai prodotto tu di tua iniziativa”
Ecco, questo è il punto. Non c’è differenza. Ho sempre avuto telefonini Nokia in vita mia e sono appassionato del sistema operativo Symbian. Non c’è distinzione e questo Nokia lo sa. Scrivo dei post su Nokia con le novità e con commenti e pareri su questo o quel telefono, tutto quì. In piu’, ci sono anche post piu’ orientati ai telefoni che mi mandano, ma non c’è una netta differenza.
Per quanto riguarda il programma, ci sono dei blog specifici dedicati ad ogni telefonino, n73.bloggercomm.com, n93.bloggercomm.com e così via. Su Google dovresti trovarli facilmente. Questi blog raccolgono le impressioni e i commenti degli altri blogger. Non solo: raccolgono anche i commenti di coloro i quali non hanno ricevuto i telefoni dal programma.
Da utente, potresti avere le tue ragioni, ma ciò sarebbe molto piu’ vero se a questo programma potessero parteciparvi tutti e se tutti ne parlassero benissimo. Così non è e se dai uno sguardo ai post miei e di altri su Nokia, vedrai che talvolta si prendono delle belle bastonate.
Per concludere, sul paginone hai perfettamente ragione. Su Safari, che uso di solito, non si apre, quindi non me ne ero accorto. Ho realizzato qualche giorno fa provando Flock. Sicuramente si tratta di AdBrite, network che sto testando (non per farci soldi, credimi). Lo disabiliterò quanto prima.
Ciao e grazie
Luca
[40] di Luca Carlucci - 25 Ottobre 2007 - 16:29
@luca dotta
ho tenuto a specificare “io luca” ad ogni pie’ sospinto, proprio per far presente a luca filigheddu che non parlavo in linea generale, ma in linea strettamente personale. penso che a filigheddu faccia comodo conoscere anche il pdv di potenziali suoi visitatori rompicoglioni come me ;)
[41] di Luca Carlucci - 25 Ottobre 2007 - 16:38
Luca Filigheddu, sì sì, i vari blog li ho trovati, solo che una descrizione/presentazione del programma a cuore aperto non c’è: per info, indirizzo mail. Mi sfugge il perché tecnico-comunicativo di questa scelta.
[42] di Vittorio Pasteris » Code scodinzolanti - 27 Ottobre 2007 - 13:06
[…] Via Webnews Ci sono agenzie che affiliano, cioè nei fatti comprano, i blogger. Questi blogger svolgeranno, a loro discrezione e remunerati, un servizio per queste agenzie: parlare ai propri lettori di un marchio o prodotto “a comando”, ovvero quando l’agenzia glielo chiederà. Ovviamente, quanto più il blogger è influente (rispettato, credibile e con molti lettori), e quanto più sarà bravo a propagare un messaggio positivo sul marchio o prodotto, tanto più l’agenzia ricorrerà a lui e lo premierà per i suoi servizi. E viceversa. Per cui al blogger di nome il premiuccio di valore. Alla massa degli “sfigati” (in senso tecnico-numerico, sia chiaro) contentini altrettanto sfigati. blogger, buzzPopolarità: Non classificato [?]Condividi […]
[43] di N3TV Blogosphere: le news del 29.10.07 | N3TV - 29 Ottobre 2007 - 00:09
[…] BUZZ MARKETING […]
[44] di I blog it » Blog Archive » Buzz Marketing, Creative Commons, Second Life e Noriyuki Haga [Blogosphere #29] - 29 Ottobre 2007 - 23:41
[…] BUZZ MARKETING […]
[45] di Maurizio Goetz - 30 Ottobre 2007 - 23:28
Io ho delle riserve anche sul ruolo dei mediatori. Non può un’azienda andare direttamente a parlare con i suoi consumatori senza filtri e intermediari?
[46] di frap1964 - 28 Aprile 2008 - 19:00
Vorrei far notare come il buzz possa funzionare anche alla rovescia. L’azienda X mi offre il suo prodotto x(X), non perchè ne parli bene, ma a condizione che parli male del suo diretto prodotto concorrente y(Y) di Y.
Tanto mica è vietato no?
Commenta