Archivio della Categoria 'Digital life-style'

  • Quante volte ho guardato al cielo…

    Quante volte abbiamo guardato al cielo senza sapere il nome di quei puntini luminosi che semplicemente chiamiamo “stelle”? La meraviglia della tecnologia si esprime al meglio nel modo in cui riesce ad arricchire l’esperienza, ed è in questo senso che le nuove funzioni di Bing Maps esprimono il proprio valore al meglio.

    La funzione è stata già preannunciata tempo fa, ma ora Microsoft ha rilasciato tanto il software quanto il web client del cosiddetto World Wide Telescope.

    Se il client è interessante già di per sé, ancor più affascinante è l’uso del servizio direttamente sulle mappe di Bing per poter vedere la configurazione del cielo in un preciso luogo ed in un dato momento. Come nell’immagine seguente ove, tramite l’attivazione dell’apposita applicazione sulle Bing Maps, si possono ad esempio vedere le costellazioni guardando al cielo dalle strade di Manhattan:

    Applicazione World Wide Telescope

    Quante volte abbiamo guardato al cielo? D’ora in poi sarà più facile anche capirlo.

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  • Vederli nascere

    «Ci complimentiamo per l’acquisto! Questa pagina attesta la corretta registrazione e funzionamento del pacchetto topname. Siamo sicuri che imparerai ad apprezzare fin da subito le potenzialità e la facilità d’uso del prodotto appena acquistato»

    Queste parole sono i primi vagiti di un progetto. A poche ore dalla nascita del progetto (partito? movimento?) “Generazione Italia“. Il tutto nelle stesse ore in cui Gianfranco Fini non esita a promuovere la propria immagine ove il web è fattore di sensibilità particolare. Sul web, ora, Fini battezza il proprio nuovo gruppo, promette iniziative informative basate prettamente sulla rete ed a pochi minuti di distanza dai primi annunci ecco già registrato il dominio .it.

    Le parole precedenti sono i primi vagiti, ma lo sono in modo sconnesso poiché il sito è ancora vuoto ed ancora è occupato soltanto dalla pagina standard fornita dal fornitore dell’hosting.

    Chi vuol seguire i vagiti online di questa nuova creatura può seguirla fin da ora. Anche se ancora non c’è.

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  • sponsor

  • Questione batterie

    Entro la fine dell’anno, si dice, arriveranno sul mercato 50 simil-iPad. Il mercato degli smartphone è in crescita continua. I laptop hanno ormai surclassato i desktop. Tutto, insomma, sta per volgere verso una nuova realtà destinata a durare: il computing stacca il filo e diventa definitivamente mobile.

    C’è però ancora un collo di bottiglia da cui il mercato deve scrollarsi: le batterie.

    C’è chi pensa a comode ricariche wireless. C’è chi pensa a nuove batterie ricaricabili. C’è chi progetta nuovi sistemi per durate maggiori. Gli investimenti sul settore sono destinati a fluire con forza, perchè chi troverà la soluzione definitiva avrà in mano una chiave di volta di enorme valore, in grado di sbloccare il valore di un intero settore le cui potenzialità sono ancora chiaramente in larghissima parte inespresse.

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  • Uno, due e tre

    Il primo è stato l’iPad.
    Il secondo è stato Courier.
    Il terzo è Slate.

    L’ordine, ovviamente, è intrinsecamente casuale.



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  • Ai confini del marketing

    Una città che cambia nome per un mese non è una notizia, ma semplice marketing. Al limite del marketing, però, spesso si riesce a sconfinare nella notizia. Per questo il fatto che la città di Topeka (Kansas) cambi nome in favore di “Google” per un mese è qualcosa che arriva sulla CNN e fa il giro del mondo.

    Ne gioverà la cittadina. Ne gioverà Google. Ne gioverà l’operazione per la banda larga (larghissima) che Google sta promuovendo negli Stati Uniti. Se ne giovano tutti, ben venga. L’importante è non confondere dove sia il confine tra la notizia e il marketing.



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  • Le nuove case chiuse

    È notizia recente la vittoria dell’ICM Registry nei confronti dell’ICANN. Ed è una sentenza che apre un vaso di Pandora da cui esce tutta la pressione che aveva fino ad ora tenuto a bada una proposta destinata a far discutere: i domini .xxx.

    La proposta dell’ICM Registry tornerà presto all’attenzione dell’ICANN, ove andrà vagliata la possibilità di lasciar registrare domini .xxx sotto le regole previste dalla bozza presentata. Nell’idea originale, i .xxx dovranno essere un ambito a parte della Rete, qualcosa su cui il mondo della pornografia potrà agire sotto regole precise, contorni definiti, protezione dell’accesso, tutela dei minori. I proponenti credono che l’apertura di un dominio .xxx sia in grado di arginare la pedofilia online, assicurino la sicurezza informatica, tutelino gli interessi degli investitori nel ricco mercato del porno e possano dare il via ad una nuova era della Rete.

    Una decisione simile, però, solleva un problema etico e morale (e non sono la stessa cosa) di enorme importanza: legittimare la pornografia relegandola in un angolo protetto, oppure arginarne l’evoluzione evitando un dominio dedicato? Regalare al settore una vetrina apposita, oppure lasciar libero il mercato chiudendo un occhio su quanto chiunque è invece in grado di vedere durante la propria navigazione?

    Senza mezzi termini: la Rete deve avere le sue case chiuse oppure anche sulla Rete occorre una “Legge Merlin” che impedisca simili realtà?

    Il problema etico è tutto fuorché superficiale. Assieme alle questioni di ordine economico, sarà questo uno dei temi principali su cui l’ICANN dovrà confrontarsi a breve.

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  • Gli effetti del Pump & Dump

    Si guardi lo schema seguente e si ponga particolare attenzione al valore cerchiato di rosso. Nella raffigurazione sono indicate le quotazioni in borsa dall’inizio del 2009 ad oggi del gruppo Terra Energy & Resource Tech (TEGR):

    Pump & Dump

    Strano quel picco, eh? Improvviso a maturare quanto improvviso nello scomparire. Se ne parlava nei giorni scorsi proprio su questo blog: una campagna di spamming minacciava di inquinare artificiosamente il valore in borsa di questa azienda (vittima della frode assieme agli incauti utenti che hanno creduto ai messaggi ricevuti via mail e via Skype) e si sottolineava la probabile natura dell’attacco sotto forma di “Pump & Dump“. Così è stato. Non ci sono conferme specifiche sul caso, ma quel picco appare del tutto immotivato alla luce delle notizie provenienti dal mercato. La concomitanza dei tempi (il picco avviene nelle ore immediatamente successive al momento in cui abbiamo segnalato la possibile truffa in corso) sembra pertanto non essere in alcun modo casuale.

    Ci si chiedeva nei commenti di quel post quanto avrebbe potuto influire un’iniziativa simile sulle quotazioni dell’azienda. Ecco, il grafico rende visivamente intuibile la portata della truffa. Ci cascano in pochi, ma lo sbalzo è forte (poiché scarsi i movimenti generali su di un gruppo così piccolo) e la redditività dell’iniziativa è pertanto alta. Attenzione, quindi: mai sottovalutare la portata di questi attacchi e l’ingenuità di una fetta ancor troppo ampia di utenti.

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  • Il palcoscenico dell’indignazione

    Il corto circuito mediatico è ormai pienamente conosciuto. Per questo, ormai, i soliti attori sanno cavalcarlo con ruoli e responsabilità pienamente riconosciute e complementari. La scintilla è sempre la stessa: un gruppo che nasce su Facebook, portando avanti ideologie prive di senno, al di fuori di ogni morale, svuotate di ogni tipo di raziocinio e colme di meschina provocazione.

    A questo punto si muovono i contestatori, quelli che si iscrivono al gruppo per riempirlo di insulti. Regalando così “volume” e nuova eco al gruppo che si vorrebbe contestare.

    Poi si muovono i reazionari, quelli che creano il contro-gruppo senza rendersi conto che così facendo alimentano ulteriormente l’eco sul gruppo che si vorrebbe punire.

    Ed ecco il grande salto: arrivano i media. Arrivano i giornali, arrivano i giornalisti. Da segnalazione del passaparola si passa al megafono mainstream, così un problema enorme chiuso tra pochi utenti diventa una pubblica indignazione che fa notizia.

    Arriva poi il politico di turno. Sale sul palcoscenico dell’indignazione e, guardando il popolo negli occhi, chiede interventi radicali e definitivi contro qualunque cosa sia inerente la scintilla del problema. Il politico, normalmente, trascina sul palcoscenico anche la Giustizia, costringendola all’onere di capire cosa stia succedendo.

    Il palcoscenico dell’indignazione è aperto a tutti. Per il contestatore, per il reazionario, per il giornalista, per il politico, per l’inquirente. Ognuno, a modo suo, riuscirà a ricavarsi un po’ di luce della ribalta. Ma tutto ciò ha un clamoroso e pericoloso effetto collaterale: tutti avranno regalato eco e notorietà a quello stupido gruppo che stupide persone hanno pensato bene di portare su di un popolato (ed incolpevole) social network. Sia chiaro, per i più è un atto compiuto in buona fede. L’indignazione è sincera, la reazione è motivata e l’obiettivo è nobile. Ma lo scopo non viene raggiunto, perchè non è creando confusione ulteriore che si arriva ad ottenere il miglior risultato.

    Il corto circuito ha preso forma nuovamente nei giorni scorsi. Ancora una volta si parte dalla Sindrome di Down e si arriva ad una sorta di vituperio collettivo in cui son tutti pronti ad indignarsi, senza notare la gratuita pubblicità offerta ad un gruppo che invece andrebbe affossato o ignorato. Tutti pronti, ognuno a modo suo, a cercare autogratificazione per la segnalazione perpetrata, per la reazione partorita, per lo sdegno manifestato.

    Sotto il palcoscenico dell’indignazione, per fortuna, ci sono persone intelligenti. Le quali, invece di creare ulteriore bailamme, hanno semplicemente segnalato il gruppo a Facebook. Facebook lo ha semplicemente rimosso. In poche ore tutto si sarebbe risolto, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Invece, ancora una volta, troppa gente era già sul palcoscenico a sbraitare. E così, anche quando ormai il caso era di per sé risolto, il palcoscenico era ancora pieno di persone che, prima ancora di gettar luce sul problema, stavano cercando di gettar luce su sé stesse.

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