• Ebook dopo ebook

    Chi di voi riconosce questo edificio?
    Flat Iron

    Esatto. È questo il Flatiron, storica costruzione di New York che chiunque abbia visitato la città sicuramente ricorda. D’ora in poi, leggendo le notizie che circondano il mondo degli ebook, occorrerà pensare proprio a questo edificio. Il legame tra le due cose, infatti, si è fatto diretto.

    Macmillan is currently in the process of renovating some of the Flatiron’s floors in the process of taking over the entire building

    Esatto. La Macmillan, l’azienda che sta tentando di mettersi di traverso nella cavalcata di Amazon nel mondo degli eBook, ha intenzione di acquistare l’edificio. Sta rinnovando parte dei locali ed intende avere in mano un edificio che a New York è un vero simbolo. Tutto ciò sarà finanziato ebook dopo ebook, download dopo download. Ecco perchè, forse, 9.99 dollari l’uno non può bastare.

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  • La chiamavano “crisi”

    Dopo un anno di licenziamenti e di scelte dettate dalla cosiddetta crisi, è interessante confrontare i diversi “big” del settore ICT per misurare, partendo dal giudizio offerto dal Nasdaq, le diverse risposte alla crisi economica. Ed i numeri non sembrano essere quelli di un settore in crisi, o almeno è possibile fotografare una risposta di grande sostanza alle difficoltà incontrate.

    Indice Nasdaq, anno 2009

    Ogni gruppo ha una sua storia, ognuno è in una fase differente del proprio stadio di sviluppo ed ogni situazione è comunque figlia del periodo precedente. I vari tassi di crescita non sono pertanto omogeneamente confrontabili. Quel che ne esce è comunque una crescita consistente in tutti i casi ed anche il gruppo che ha registrato il recupero minore (Microsoft) era di per sé quello che meno aveva pagato gli alti e bassi dei mesi immediatamente successivi al crack dell’economia.

    L’economia è una cosa, la finanza è un’altra. Dal grafico è estremamente chiaro. Chi ha acquistato azioni nel momento in cui tutto il mondo piangeva i relitti della congiuntura economica, ora può brindare alla crisi. E un giorno racconterà ai propri figli di quando, in pieno declino dei listini, si fidò dell’ICT per raddoppiare il proprio gruzzoletto.

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  • Lodevole autoironia

    Amazon sta vivendo un momento estremamente positivo ed ha anche saputo stupire tutti con l’idea ed il successo di Kindle. In passato, però, non tutto filava liscio e soprattutto un paio di anni or sono il gruppo sembrava essere entrato in una sorta di apatia che non lasciava ben sperare. Era quello, in particolare, il periodo di A9, il motore di ricerca con cui Amazon ambiva a sfidare Google. Fu un insuccesso clamoroso che portò alla rapida chiusura del motore per voltare in fretta pagina.

    Oggi Jeff Bezos, CEO Amazon, commenta così A9:

    Penso avessimo 16 utenti, se conti anche mia mamma. Un anno dopo la chiusura, era ancora la sua homepage

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  • Belkin fa ammenda e spiega l’origine delle recensioni a pagamento

    Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’intervento ufficiale con cui la Belkin esprime la propria posizione circa il problema rilevato con le recensioni a pagamento pubblicate su Amazon. Ne abbiamo parlato ieri qui.

    Così la Belkin ha spiegato ora l’accaduto:

    Belkin ha sempre operato secondo i più elevati standard di etica aziendale, così come i propri dipendenti secondo i più alti livelli di integrità personale. Di conseguenza abbiamo sempre sostenuto gli utenti delle community online nelle discussioni e nelle recensioni relative ai nostri prodotti, sia in presenza di commenti positivi che negativi. È stato quindi con grande sorpresa e dispiacere che abbiamo scoperto che uno dei nostri dipendenti potrebbe avere inviato al sito web Amazon Mechanical Turk una serie di richieste esortando gli utenti a pubblicare recensioni positive di prodotti Belkin in cambio di danaro.

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  • Dr. Horrible, anche in DVD sarà autarchico

    Era la cosa più logica. Dopo essere passato unicamente in rete, prima gratis poi a pagamento, Dr. Horrible Sing-along Blog sarà distribuito in DVD, senza utilizzare nessuna etichetta, casa di distribuzione o intermediario di sorta ma con CreateSpace di Amazon.

    Si tratta, per chi non lo sapesse, della webserie più di successo mai andata online nella breve storia di questo mezzo d’espressione. Nata durante lo sciopero degli autori hollywoodiani dell’inverno scorso dalla mente di Joss Whedon (già autore di culto di Buffy l’ammazzavampiri e Angel) e di suo fratello, è una storia in forma di musical molto ironica, divertente e scanzonata ma non per questo realizzata con poca professionalità.

    Nonostante la breve durata (3 episodi da 10 minuti circa) è uno dei prodotti meglio scritti e concepiti che si siano visti in rete e conta su alcune star di nicchia come Felicity Day (già protagonista, scrittrice e produttrice di The Guild) e Neil Patrick Harris.

    Dr. Horrible come altri esperimenti prima di esso sta provando che esistono possibilità di business diverse. Certo non sono facili, ma esistono. Continua »

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  • Perchè dico no a Play.com

    Non ho potuto provare al 100% Play.com poichè è riservato ai soli cittadini britannici, tuttavia ho fatto tutti gli step fino al pagamento (unico momento in cui viene controllata la tua nazionalità) e dunque penso di potermi esprimere sulla qualità e la bontà del servizio postulando che la musica si scarica bene ed è in buona qualità.

    Dico questo perchè tanti music store online vendono musica, tanti hanno un buon catalogo e tanti hanno buoni prezzi, ma solo iTunes va a gonfie vele. Il problema dunque non è lì, ma evidentemente altrove. E più precisamente nel servizio.

    Tante volte lo si è detto, l’euro che paga chi compra da iTunes un brano musicale non è il costo del brano: la musica ormai è gratuita di fatto da quando la si può avere con facilità nei circuiti P2P, quell’euro è il costo del servizio. Io posso avere la musica gratuitamente ma decido di pagare una piccola cifra per essere sicuro che la traccia che scarico è quella che desidero (preascolto e affidabilità), essere sicuro della velocità (banda garantita), essere sicuro che si sentirà bene (qualità di compressione) ed essere sicuro di trovare ciò che mi serve (catalogo). E poi, ma solo marginalmente, ci può eventualmente essere il gusto di stare nella legalità.

    Dunque com’è il servizio di Play.com? Buono. Ma non eccezionale. E per sfondare tocca essere eccezionali. I passaggi sono molti, l’interfaccia web è lenta e l’unica cosa veramente buona è il preascolto. Invece che poter comprare subito devo riempire il carrello e poi fare il checkout. Tutto troppo lungo. Certo c’è l’indubbio valore della libertà da DRM che iTunes stenta ad offrire nella sua interezza. Ma non basta. A questo punto meglio Amazon o meglio (davvero) il music store di Sorrisi e Canzoni.

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  • Cloud computing, questo sconosciuto

    E’ di questi giorni la notizia che IBM ha intenzione di fondare in Cina un Cloud Computing Center per fornire soluzioni di cloud computing alle aziende cinesi. Da qualche tempo si para di cloud computing, ma di cosa si tratta esattamente?

    Detto in termini semplici il cloud computing consiste nell’abbandonare la tradizionale struttura di rete client-server a vantaggio di una visione decentralizzata in cui i servizi e le applicazioni sono spalmati su più macchine, tra loro connesse in rete.

    L’obiettivo del cloud computing è quello di generare un sistema ibrido che consenta all’utente finale, qualsiasi sia il dispositivo che sta utilizzando il quel momento, di accedere ai dati che gli interessano nella forma più adeguata per il dispositivo in uso.

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  • Wal-Mart non venderà più video online

    Il 21 dicembre Wal-Mart ha smesso di offrire il servizio di compravendita di video (tra i quali film) online. La notizia è però che nessuno se n’è accorto.
    La prima agenzia a dare la notizia è stata infatti la Reuters, una settimana dopo l’accaduto. Una cosa significativa che lascia poco margine ad altre interpretazioni sui motivi della fine del servizio lanciato lo scorso Febbraio che vantava un catalogo di 3.000 film e show televisivi (contro i 1.000 di iTunes) e la possibilità di vendere i film lo stesso giorno della loro uscita in DVD.

    Le motivazioni ufficiali della chiusura ad ogni modo parlano di scarsi ritorni economici per HP (il partner tecnologico) che ha così deciso di sospendere la fornitura di servizi. Wal-Mart non è comunque sola nel fallimento. Google ha smesso di vendere video in Agosto e AOL ha appaltato tutto ad Amazon lavandosene le mani.

    Le motivazioni di simili naufragi sono solitamente imputate ad una sovrapresenza di DRM e costrizioni varie. In particolare il servizio di Wal-Mart era utilizzabile solo da utenti Windows, i file non erano trasportabili su molti device (tra i quali nemmeno lo Zune) e non era nemmeno possibile masterizzarli su CD o DVD.

    I DRM e le costrizioni stanno diventando una specie di coperta che può spiegare qualsiasi fallimento online, una teoria che non è di certo campata in aria ma che tuttavia comincia a non bastare più o forse semplicemente a non soddisfare più. Non ci sarà forse qualcos’altro? Non sarà forse che il business della vendita di video online è stato imboccato secondo direttrici sbagliate?

    Bisogna ricordare che come per la musica anche il cinema non è in crisi, lo è solo il suo modello di vendita, perchè poi i contenuti vengono regolarmente cercati e visti illegalmente. La domanda c’è ma un’offerta legale soddisfacente continua a mancare. Perchè?

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