All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
Per chi in questi giorni abbia seguito la tradizione religiosa della visita nei vari cimiteri, una riflessione potrebbe forse affiancare quelle tradizionali sulla vita e sulla morte, sulla caducità del nostro essere e sul valore sociale di un riconoscimento comunitario dei nostri avi. Di fronte alle varie lapidi, infatti, l’immagine è quella di una fotografia taciturna. Di una pietra fredda. Di una data metallica. Questa una pratica propria della nostra società, pratica consolidatasi in questi decenni. Ma, senza voler per forza ricondurre alla tecnologia anche un discorso del genere, forse un interrogativo occorrerebbe porselo: fino a che punto l’innovazione tecnologica (e tutto il contesto culturale che si porta appresso) potrebbe cambiare il nostro modo di concepire la morte?
Come potrebbero essere, quindi, i nostri cimiteri tra 100, 150, 200 anni?
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