• Intervista a Viviane Reding

    Perchè bisogna dirlo: quando rivolgi delle domande impegnative ad un Commissario Europeo, non ti aspetti che ti risponda. Quantomeno non ti aspetti che lo faccia in fretta. E nemmeno ti aspetti che lo faccia con un approfondimento tanto consistente e completo, con riferimenti circostanziati.

    L’intervista a Viviane Reding che pubblichiamo oggi è invece il frutto di una collaborazione particolarmente gradita, da parte di uno dei principali attori dell’operato della Commissione Europea odierna.

    Con la Reding abbiamo affrontato le seguenti tematiche:

    Abbiamo tentato di dare un taglio preciso all’intervista: come siamo messi, qui, in Italia? Come siamo visti a livello europeo? Non voleva certo essere un discorso provinciale, anzi: invece di guardarci dall’interno, si voleva per una volta cercare un punto di vista esterno, equilibrato, incontestabile e terzo. Viviane Reding è il miglior “arbitro” che possiamo avere in certe tematiche. Nel suo ruolo non può ovviamente sbilanciarsi in giudizi taglienti e schierati, ma dal modo in cui le varie opinioni sono state espresse ne scaturisce una cartina di tornasole perfetta per misurare il nostro grado di maturazione in ambito “digitale”.

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  • Le grandi verità dell’AGCOM

    Le relazioni dell’AGCOM sono sempre illuminanti. Sono intrise di grandi verità, lanciano descrizioni del mondo dei media che spiazzano, mettono di fronte alla realtà e rendono con grande evidenza quali siano le distorsioni del sistema italiano. Peccato poi l’authority non intervenga mai sui problemi cruciali, non incida mai negli snodi decisionali, non sia mai presente quando realmente occorre qualcuno che ponga un freno a taluni fenomeni in grado di soffocare il mercato nostrano.
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  • Il prezzo del digital divide

    Quando alle scuole superiori il professore di Estimo ci spiegava le teorie di base, era suggestivo pensare al fatto che per alcuni beni il valore è determinato non tanto dalla presenza, quanto dall’assenza. Si ragiona per sottrazione, per differenza, quando il bene non è disponibile e se ne vuole quantificare il valore proprio per questo motivo. Lo stesso ragionamento lo si può in qualche modo applicare alla banda larga. E la stima giunge da SES Astra, gruppo che propone connettività bidirezionale via satellite. Sebbene il risultato finale sia ben diverso da una ADSL o da un ponte Wifi, nei luoghi più isolati è questa l’unica alternativa plausibile e dunque è questo il punto di riferimento più vicino. Ed ecco quanto vale, dunque, la banda larga ove la banda larga non c’è:

    Il servizio ASTRA2Connect è disponibile in Italia ed è distribuito da Digitaria in tre pacchetti diversi a seconda delle potenzialità: il primo a 19,90 Euro + Iva mensili (download 256 kb/s, upload 64 kb/s); il secondo a 29,90 Euro + Iva mensili (download 512 kb/s, upload 96 kb/s); il terzo a 44,90 Euro + Iva mensili (download 1024 kb/s, upload 128 kb/s).

    Il costo della parabola, dal diametro di 80 cm circa, è di 599 Euro Iva inclusa, mentre quello dell’installazione vera e propria è di circa 100 Euro.

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  • Dov’è finito il Ministero per le Comunicazioni?

    Eh si, sembra strano, ma non c’è. Vuoi per una legge approvata dal governo appena passato, vuoi perchè chi è arrivato si è adeguato a quella legge senza pensarne una modifica nel futuro prossimo, il Ministero delle Comunicazioni, uno dei più importanti, secondo noi, ma al tempo stesso anche secondo l’economia mondiale per il valore aggiunto di sviluppo che le Telecomunicazioni portano con sé, non c’è. E’ stato relegato nell’area-calderone del Ministero delle Attività Produttive, con lo pseudo stratagemma di “ideare” vice ministri o sotto segretari all’uopo con delega ai determinati settori produttivi.

    Quando finisce una serie e ne inizia un’altra, normalmente c’è una puntata che fa il riassunto di quanto successo in precedenza. All’avvicendarsi dei governi Prodi/Berlusconi, il team Digital Divisi ha pubblicato il proprio riassunto introducendo tutti gli ingredienti che serviranno per le prossime battaglie. Wimax, cultura tecnologica, digital divide: cambiano i Governi ma i problemi restano. Drammaticamente si ripropongono. Crescono addirittura.

    Da leggere.

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  • Il digital divide non è né “digital” né un “divide”

    Molto spesso si sente parlare di Digital Divide come uno dei più grossi problemi che affligge il nostro Paese, ma siamo davvero sicuri che l’espressione Digital Divide sia corretta?

    Può sembrare un esercizio di stile e di forma, tuttavia credo che mai come in questo caso la forma sia anche sostanza. Digital Divide è un modo errato di esprimere un problema molto più complesso. L’errore risiede nell’uso di entrambe le parole.

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  • Laggiù parlano di “broadband divide”

    La BBC parla di “broadband divide“. Esatto, di “broadband divide”: non di digital divide. Per loro il digital divide è una cosa teoricamente superata, ormai tutti hanno la possibilità di accedere alla banda larga. Semmai per loro il problema è un altro ora: accedere alla banda molto larga.

    L’articolo della BBC sottolinea come nelle campagne l’accesso alle nuove tecnologie giunga sempre in ritardo ed a costi superiori. E’ una legge del mercato, ma anche un grave ostacolo alla crescita delle comunità rurali. In Italia il discorso è drammaticamente uguale: uguale perchè anche qui è soprattutto la provincia a soffrire, ma più drammaticamente perchè il 56k è ancora e sempre una scelta obbligata che nel 2007 suona come un campanile nella nebbia del giorno dei Santi.
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  • Eurostat racconta di un’Italia (tecnologiamente e culturalmente) arretrata: quale rimedio?

    Sono stati pubblicati di recente i dati dell’ultima analisi di Eurostat, relativa all’uso e alla penetrazione della connettività ad internet nei tanti paesi dell’Unione Europa.

    Ebbene l’Italia è solo diciottesima per popolazione collegata ad internet e ventiduesimi per quella connessa alla banda larga. Il dato è più grave del previsto. Certo, non ci si aspettava un’Italia a livello di Regno Unito e Olanda, ma neppure ci si attendeva un risultato così negativo.

    In particolare, mentre la media Europa di connessioni ad internet passa dal 49% al 59%, l’Italia passa dal 40% al 43%. Ancora: se l’Europa porta la banda larga dal 30% al 42% l’Italia passa dal 16% al 25%.

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  • L’Italia propone la carta costituzionale del web

    Solo un sesto della popolazione mondiale può collegarsi a Internet. Più della metà degli asiatici ancora oggi non dispone di banda larga. In Africa, la Rete raggiunge appena lo 0,1 per cento della popolazione. Un digital divide che lascia cinque miliardi di persone all’oscuro di tutti i contenuti e servizi distribuiti attraverso Internet, tagliati fuori da ogni futuro modello di sviluppo economico e culturale.

    Del diritto primario di ciascun cittadino mondiale di accedere alla tecnologia e alla connettività si farà portavoce la delegazione del Governo italiano al secondo Forum mondiale sulla governance di Internet, in programma da 12 al 15 novembre a Rio de Janeiro. L’incontro, promosso dalle Nazioni Unite, chiama a raccolta tutti i rappresentanti della società civile, dei governi, delle organizzazioni internazionali e delle imprese private che intendano contribuire a realizzare una strategia comune della Rete, capace di coprirne gli aspetti tecnici, economici, sociali e politici.

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