• Toc Toc! Sono Safari, disse Google Chrome…

    Safari Chrome

    Google Chrome è uscito dal bozzolo e, almeno sulla carta, ha risolto i suoi bachi più gravi. Uno di questo riguardava l’accesso a Hotmail. Infatti durante l’utilizzo della celeberrima webmail di Microsoft Chrome presentava problemi durante la composizione di nuovi messaggi e il passaggio tra le varie cartelle. Anche una volta risolto il baco in Safari, Hotmail continuava ad elencare Chrome tra i browser non supportati.

    Ma ecco che Google corre in soccorso dei propri utenti (e di quelli di Hotmail) proponendo una soluzione che non risolve veramente il problema, ma piuttosto gli gira attorno (gli anglofoni lo chiamano appunto Workaround): basta far credere a Hotmail che il browser utilizzato è Safari, che con Chrome condivide il motore di rendering Webkit (in realtà non è proprio lo stesso, ma questa è un’altra storia). Più tecnicamente parlando basta cambiare lo User Agent di Chrome, avviandolo con l’opzione

    --user-agent="Mozilla/5.0 (Windows; U; Windows NT 5.1; en-US) AppleWebKit/525.19 (KHTML, like Gecko) Version/3.1 Safari/525.19"

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  • Adobe propone uno standard aperto per il cinema digitale

    Quando c’era la pellicola e basta non si poneva alcun problema di compatibilità. La possono produrre in molti ma sempre pellicola sarà e i nostri proiettori saranno comunque capaci di supportarla.
    Ma con il digitale, lo sappiamo bene, questo tipo di discorsi non stanno in piedi. Il mondo digitale è il regno degli standard rivali e della mancata compatibilità. Per questo Adobe ha deciso di mettere a disposizione le sue Digital Negative Specifications (formato al momento adottato da alcuni produttori di video e fotocamere digitali) per creare un formato unico e aperto.

    Si tratta di un’iniziativa portata avanti assieme a produttori di videocamere, di software di editing e aziende del settore come Panavision, Silicon Imaging, Dalsa, Iridas, The Foundry, CineForm (che forniscono codec), Weisscam e ARRI, che si propone di mettere in piedi uno standard libero che garantisca ai cineasti un’adozione il più totale possibile.
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  • PLIO: Benvenuta, Microsoft

    Direttamente da un comunicato dell’Associazione PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org):

    Benvenuta, Microsoft.

    Oggi, sulla scorta del vostro annuncio, siamo pronti a collaborare con voi per la promozione dei formati aperti, per sostenervi in quello che per voi è sicuramente un percorso nuovo nell’area delle suite per ufficio. Siamo pronti a collaborare, ma saremo anche dei critici severi e inflessibili di fronte a ogni incertezza e a ogni sbandata. L’interoperabilità non ammette trucchi e mezze misure: è una scelta di parte, quella degli utenti.

    Noi siamo più possibilisti della Commissione Europea, che ha sottolineato come questo sia il quarto annuncio Microsoft sull’argomento dell’interoperabilità, senza ricadute - fino a oggi - sulla strategia dell’azienda. Riteniamo opportuno sperare che questa volta, per diversi motivi - tra i quali la nostra opposizione costruttiva a una prematura approvazione del formato dei file di Office 2007, che continuerà se non verranno apportate tutte le necessarie modifiche - ci siano più probabilità che in passato perché le parole diventino fatti.

    Allo stesso tempo, invitiamo le aziende che, insieme a noi, sostengono il formato ODF - e quelle che fanno parte della comunità OpenOffice.org: Sun, IBM, Novell e Red Flag - a lavorare per una piena interoperabilità, adesso che gli impedimenti tecnici e legali stanno per cadere, per consentire agli utenti di Microsoft Office di parlare in modo trasparente con quelli di OpenOffice.org, e viceversa. Chiediamo che l’industria del software, che non ha sede a Redmond, si impegni insieme a noi per far diventare ODF uno standard più diffuso.

    Se questo succederà avranno vinto gli utenti, e insieme a loro il mercato.

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