• L’industria pornografica non fa più la guerra ai privati e vuole colpire YouPorn

    Oltre alle note lotte che l’industria della musica e più recentemente quella del cinema e della televisione stanno combattendo contro il pirataggio dei loro contenuti in rete c’è anche quella più oscura ma paradossalmente più importante (per il danno inflitto) che sta combattendo l’industria del porno.

    In pochi infatti hanno subito danni dalla circolazione illegale di contenuti digitali in rete quanto il mondo del porno. Nella mentalità collettiva piratare musica non è un reato ma piratare pornografia è quasi equiparato alla legittimità, come se la natura “proibita” dei contenuti si sposasse perfettamente con la natura “proibita” del P2P.

    Ma se fino ad ora l’industria del porno si era battuta direttamente contro gli scaricatori dei circuiti Peer to Peer (anche perchè nel 2006 il 60% del traffico P2P era di carattere pornografico) in maniera simile e con risultati simili a quelli ottenuti dai discografici (cioè poco e niente), adesso hanno capito anche loro che bisogna andare a colpire la radice e stanno prendendo di mira siti paralleli a YouTube come PornoTube o YouPorn. Continua »

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  • Un europeo su quattro guarda video in rete, ma che cosa guarda?

    Cresce contro ogni previsione la quota di chi in Europa guarda video in rete.

    “Contro ogni previsione” perchè in Europa, se si esclude l’Inghilterra, i servizi di video in rete latitano. C’è YouTube e tutti gli altri siti di videosharing e poi ci sono le singole fonti di video come quelle dei giornali online, ma ancora nulla di significativo nel campo del download o dello streaming. Tutti i negozi che vendono video di film infatti sono limitati ai soli cittadini statunitensi e i servizi alternativi europei decisamente non sono all’altezza.

    Dunque del 28% degli europei che spendono una media di circa un’ora a settimana a guardare video online la maggior parte (se non la totalità) lo fa su YouTube o su servizi come iPlayer e Replay di France M6 (dice Jupiter).

    E’ l’informazione quindi ancora l’unica dimensione alternativa alla fruizione casuale e virale di YouTube. Da noi dominano i media center di Corriere.it e Repubblica.it che costituiscono di fatto la fonte più importante, avanzata (!!!) e copiosa di nuovi contenuti video ogni giorno.

    Se pensiamo di essere indietro è meglio capire come e quanto. E la dimensione è riassumibile nel fatto che manca ancora una dimensione professionale di intrattenimento per il video online che, nella sua versione più seria, è concepibile da noi ancora solo come strumento informativo.

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  • La pirateria video stenta ad incidere sulle vendite

    Anche quest’anno le vendite e il noleggio di DVD non sono colpite dal P2P. Nonostante la pirateria sia in netto aumento e in special modo quella video (dato l’emergere sempre più preponderante del traffico torrent sugli altri) lo stesso il report Home Media ha registrato addirittura un aumento nelle vendite e nei noleggio di DVD e Blu Ray.

    I dati parlano di una crescita da 6,8 miliardi all’inizio del 2007 a 6,87 miliardi all’inizio del 2008, un 1,1% di incremento che è esattamente quanto registrano gli studi di produzione. I noleggi sarebbero addirittura aumentati del 2,6%, da 3,7 a 3,9 miliardi di dollari. Dunque al contrario del mercato del disco (che versa in una crisi molto più profonda) non sembra che quello del video stia subendo la medesima sorte al crescere della pirateria. Il mercato è ancora molto florido e addirittura registra una crescita.
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  • Fino a dove è “fair” lo use che viene fatto dei video in rete

    Una delle regole fondamentali dell’uso di materiale coperto da copyright in rete è quella del “Fair Use”, cioè dell’uso corretto, un principio generale ispirato al vivere civile e alla correttezza. Ma di vivere civile e correttezza in rete con facilità se ne trova ben poca.
    La ragion d’essere del fair use sta proprio nel fatto che il detentore del copyright non ha il 100% della proprietà sulla sua opera, ma un certo uso discrezionale è consentito agli altri affinchè l’avidità individuale non ostacoli il vero progresso che è dato dalla circolazione delle idee. E’ scritto proprio all’inizio della legge statunitense sul diritto d’autore.

    E siccome la locuzione fair use è utilizzata proprio per non usarne altre, cioè per essere sufficientemente vaga da poter essere applicata ad ogni contesto e ogni contesa che lo necessiti, allora una definizione più pratica di tale termine di certo non può venire dall’ambito legale.
    Ci hanno pensato però dal Center For Social Media At American University a riunire un numero di esperti di copyright e buttare giù delle linee di massima che segnino i confini del fair use riguardo il video in rete, o come lo chiamano loro Code of Best Practices in Fair Use for Online Video.

    Nel documento ci si sofferma principalmente su sei tipologie di fair use. Continua »

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  • Maturano ora i primi frutti dello sciopero degli autori di Hollywood

    Da un’idea nata ai tempi dello sciopero che quest’inverno ha minacciato di scuotere le fondamenta di Hollywood, va ora in porto Strike.tv, una destinazione per contenuti prodotti da blasonati autori e che non dipende da nessuna grande casa.

    Come dice il teaser che è stato diffuso, si tratta di un luogo dove verranno mostrate serie originali e anche video one shot, il tutto scritto da alcuni dei più grandi talenti statunitensi, persone che sono state e tutt’ora sono dietro alcune delle serie e dei film più noti.

    Se è vero che c’è spazio in rete per produzioni di qualità libere da produttori strozzanti, e se è vero che alla fin fine occorrono solo le idee, Strike.tv lo dimostrerà.
    Inoltre occorre anche vedere come la vecchia guardia, in totale autonomia, sceglierà di adattarsi alle forme del video in rete. Se riproporrà contenuti televisivi, se cercherà solo la comicità o se proverà a fare cose nuove con forme nuove.

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  • Entro il 2012 metà dei contenuti di internet saranno in video. E allora?

    Un report della Cisco sta facendo molto parlare di sè perchè mostra come ad oggi il video in rete costituisca il 25% dei dati scambiati e sostiene che questa quota arriverà al 50% del totale dei contenuti in rete entro il 2012 con una crescita impressionante specialmente dal punto di vista del video verso la TV (leggi set top box come la Apple TV).
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    Certo il report (come spesso accade) è “interessato”, cioè allarma sul bisogno di infrastrutture migliori e più capienti per assicurare un servizio migliore nei prossimi anni e viene da Cisco che di lavoro fa anche questo, tuttavia a legittimare le conclusioni cui arriva lo studio c’è anche Om Malik, un’autorità nel mondo della rete, che sostiene che fonti indipendenti cui lui dà credito siano arrivate alle medesime conclusioni.

    Cosa significa che il 50% delle comunicazioni di internet saranno in video? Sicuramente non quello che viene spontaneo pensare. Continua »

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  • Lo strano caso delle uscite in DVD e online della Warner

    Molto si era esultato (anche da queste parti) quando la Warner Brothers, uno dei più importanti studi di produzione cinematografica di Hollywood, aveva annunciato che avrebbe distribuito i suoi film online nello stesso giorno di uscita dei DVD, arrivando così all’azzeramento della finestra distributiva tra DVD e online, un passaggio atteso e fondamentale.
    Peccato che non sia vero.

    Arriva notizia dal Digital Media Summit che non tutti i film Warner saranno rilasciati in DVD e online lo stesso giorno, non si tratta, dicono, “di una regola fissata” lo scarto può variare da film a film e, sempre stando a Warner, tenderà ad allargarsi al crescere dell’importanza dei film. Continua »

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  • Videomarta webcelebrity??

    Occupandomi di video in rete conosco da tempo Videomarta e sono rimasto molto stupito dell’articolo comparso ieri sul Corriere.it, stupito perchè l’ultima volta che avevo controllato non mi trovavo di fronte al fenomeno inarrestabile che viene descritto.

    Il pezzo parla appunto di Videomarta, videoblogger italiana (di Torino) che nell’ultimo anno e mezzo si è distinta in rete con i suoi video. La notizia è che i suoi video andranno in televisione su Yks, canale 863 del bouquet Sky e tutto è condito dal trionfalismo e dalle iperboli che caratterizzano gli articoli che riguardanti internet.

    E’ impossibile stare dietro alle imprecisioni volute o meno e ai sensazionalismi dei giornali mainstream quando si parla di rete, tuttavia alcune cose occorre precisarle forse proprio perchè la parte video dell’internet italiano sta nascendo (o sta cercando di nascere) ed è quindi un momento più delicato e suscettibile di disinformazione.
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