• Dr. Horrible, anche in DVD sarà autarchico

    Era la cosa più logica. Dopo essere passato unicamente in rete, prima gratis poi a pagamento, Dr. Horrible Sing-along Blog sarà distribuito in DVD, senza utilizzare nessuna etichetta, casa di distribuzione o intermediario di sorta ma con CreateSpace di Amazon.

    Si tratta, per chi non lo sapesse, della webserie più di successo mai andata online nella breve storia di questo mezzo d’espressione. Nata durante lo sciopero degli autori hollywoodiani dell’inverno scorso dalla mente di Joss Whedon (già autore di culto di Buffy l’ammazzavampiri e Angel) e di suo fratello, è una storia in forma di musical molto ironica, divertente e scanzonata ma non per questo realizzata con poca professionalità.

    Nonostante la breve durata (3 episodi da 10 minuti circa) è uno dei prodotti meglio scritti e concepiti che si siano visti in rete e conta su alcune star di nicchia come Felicity Day (già protagonista, scrittrice e produttrice di The Guild) e Neil Patrick Harris.

    Dr. Horrible come altri esperimenti prima di esso sta provando che esistono possibilità di business diverse. Certo non sono facili, ma esistono. Continua »

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  • Il nuovo “prime time” è l’orario di lavoro

    La banda larga negli Stati Uniti ha una penetrazione del 96% negli uffici: praticamente tutti godono di una connessione ad alta velocità alla rete, e questo, se si parla di video online, cambia radicalmente il concetto di “prime time”, cioè quella fascia oraria considerata come la migliore durante la quale mandare in onda qualcosa perchè quella alla quale la maggior parte delle persone è incline a guardare. Ma lungi dall’essere un problema, per le società potrebbe essere un vantaggio.

    Non solo nell’era dei contenuti on demand l’idea di un orario “in cui mandare in onda” ha poco senso, semmai lo ha di più quella di un orario nel quale pubblicare una novità, ma soprattutto tale orario passa dall’essere le classiche 8 o 9 di sera della televisione, alla fascia lavorativa.

    La Nielsen Online ha rilasciato dei dati riassunti in questo grafico di Ars Technica che non lasciano dubbi su come la maggior parte delle persone tende a vedere video in rete negli orari di lavoro.

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  • I film della Warner arriveranno in Cina passando dalla rete

    Per una clausola protezionistica solo 20 film stranieri ogni anno possono andare nei cinema cinesi. Un modo che il grande paese ha per proteggere l’incasso domestico dai blockbuster statunitensi e le menti dei propri cittadini da influenze maligne. La Warner sembra però aver trovato una scappatoia.

    Non è chiaro ancora da quando, ma presto la società di produzione e distribuzione comincerà a mandare i propri film in Cina in versione Video On Demand (sottotitolati o anche doppiati) quando non saranno nelle sale. La visione di video in rete è infatti molto sviluppata nel mercato cinese dove si stima che almeno 230 milioni di utenti si rivolgano alla rete per guardare film o serie. Tuttavia pochi dei molti siti che forniscono simili servizi mettono online materiale completo e ancora di meno hanno i diritti di ciò che si fa ad Hollywood.

    La Warner dunque calerà i suoi assi più recenti. Per iniziare ci saranno titoli come “Io Sono Leggenda” o “Speed Racer”, roba mai arrivata ufficialmente nel mercato cinese ed esistente solo nel sottobosco pirata. Il duplice intento infatti è per Warner nel dare un colpo alla pirateria e per lo stato nel controllare di più ciò che viene visto.
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  • YouTube apre le porte agli episodi televisivi

    In un forsennato tentativo di recuperare il terreno perso e di riuscire a monetizzare la sua immensa base utenti ora YouTube, dopo aver cominciato ad ospitare video più lunghi di dieci minuti e dopo aver aperto una sezione dedicata ai video professionali denominata Screening Room, apre la strada ai contenuti televisivi.

    Si comincia con materiale CBS e in particolare gli episodi di tre serie: Beverly Hills 90210, MacGyver e il sempre immortale Star Trek.
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  • Su YouTube musica batte video 6 a 4 (update)

    Interessante la riflessione compiuta su Read Write Web dove come ogni anno si prende la classifica dei video più visti su YouTube e si tenta di capire che cosa sia successo nel corso dei passati 365 giorni e cosa significhino le variazioni nelle diverse posizioni.

    E’ importante ad esempio notare la tendenza sempre più incalzante che porta in cima alla classifica dei video più visti filmati che non sono UGC (come invece era all’origine). Tra i primi 10 infatti solo due video corrispondono a questa categoria uno dei quali, The Evolution Of Dance è stato scalzato proprio quest’anno dal videoclip di Girlfriend di Avril Lavigne come avevamo segnalato a suo tempo (e anche su Read Write Web si ripetono le discussioni sulle ipotesi di aumento falsato degli accessi). Mentre l’unico altro video UGC è in decima posizione.

    Ancora più significativo è il fatto è che 8 su 10 video nella classifica l’anno scorso non erano nelle prime dieci posizioni, segno che contrariamente a quello che si pensa c’è margine di crescita per chiunque e grande ricambio (alcuni addirittura sono stati inseriti durante quest’annata).
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  • Da una illegalità ad un’altra

    Molto spesso su Webnews e anche su questo blog si parla di servizi riservati agli statunitensi come Hulu e il recente MySpace Music.

    Si tratta di siti che bloccano la fruizione di video o musica basandosi sulla provenienza della connessione, poichè essendo gratuiti non hanno altri modi per giudicare la provenienza dell’utente. Al contrario infatti store online come AmazonMp3 o anche iTunes si basano sulla provenienza della carta di credito utilizzata per effettuare la selezione.

    Esiste tuttavia un metodo per fruire anche da qui delle davvero straordinarie possibilità che offrono sia Hulu che MySpace Music (entrambi consentono l’ascolto di musica o la fruizione di video in streaming in maniera assolutamente gratuita) e cioè utilizzare una rete VPN americana attraverso software disponibili liberamente e facilmente in rete come ad esempio Hotspot Shield.
    La procedura è illegale (non sono un esperto di legge ma ad occhio e croce si falsifica un dato sul proprio conto, ovvero la provenienza) e dunque sconsigliabile, tuttavia la facilità della sua attuazione merita una discussione.
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  • Red Alert 3 - virale a tutti i costi

    Per l’uscita di Red Alert 3, nuova filiazione della saga Command & Conquer, la EA ha invaso YouTube di Clip che vorrebbero essere virali sfruttando le dinamiche più basse e facili a partire da una serie lunghissima di testimonial noti e per un motivo o per l’altro “cult”.
    Si va da Tim Curry (Rocky Horror Picture Show) a Peter Stormare (Prison Break e CSI), da Jenny McCarthy a Gemma Atkinson (star di una serie tv americana), da JK Simmons (J. Jonah Jameson di Spiderman) a Jonathan Pryce (Brazil e I Pirati Dei Caraibi).

    Il risultato tuttavia è prevedibile e fiacco anche quando tenta il tutto per tutto giocandosi i testimonial tutti insieme e il tormetone “All Your Base Are Belong To Us”.

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  • L’industria pornografica non fa più la guerra ai privati e vuole colpire YouPorn

    Oltre alle note lotte che l’industria della musica e più recentemente quella del cinema e della televisione stanno combattendo contro il pirataggio dei loro contenuti in rete c’è anche quella più oscura ma paradossalmente più importante (per il danno inflitto) che sta combattendo l’industria del porno.

    In pochi infatti hanno subito danni dalla circolazione illegale di contenuti digitali in rete quanto il mondo del porno. Nella mentalità collettiva piratare musica non è un reato ma piratare pornografia è quasi equiparato alla legittimità, come se la natura “proibita” dei contenuti si sposasse perfettamente con la natura “proibita” del P2P.

    Ma se fino ad ora l’industria del porno si era battuta direttamente contro gli scaricatori dei circuiti Peer to Peer (anche perchè nel 2006 il 60% del traffico P2P era di carattere pornografico) in maniera simile e con risultati simili a quelli ottenuti dai discografici (cioè poco e niente), adesso hanno capito anche loro che bisogna andare a colpire la radice e stanno prendendo di mira siti paralleli a YouTube come PornoTube o YouPorn. Continua »

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